Moise Kean, ritratto del nuovo simbolo della Juve che verrà

Dalla nascita a Vercelli al primo gol in nazionale

Foto dal profilo Instagram di Moise Kean

“Kean ne sanno i 2000”, “Kean il guerriero”: in rete e in particolare sui social network sono già tantissimi i “meme” e i giochi di parole su di lui, ma non saranno certo dei post su Facebook a cambiargli la vita, almeno non come gli è già successo svariate volte, in appena 19 anni e un mese.

Perché Moise Kean, l’attaccante della Juventus e della Nazionale nato nel 2000, è diventato quello che è oggi grazie alla sua storia di sacrifici e impegno, come quasi sempre capita ai campioni e agli sportivi professionisti.

La storia di Kean: il destino è già nel nome

Kean è nato il 28 febbraio del 2000 a Vercelli: come racconta oggi sua madre Isabelle al Tuttosport, i dottori le avevano detto che non avrebbe più potuto avere figli dopo Giovanni, nato nel 1993, e lei piangeva e pregava. Poi una notte sognò Mosè, e di lì a qualche tempo rimase incinta, decidendo quindi di dare a suo figlio il nome di colui che ricevette da Dio i Dieci Comandamenti.

Dopo la nascita, il primo momento di svolta nella sua vita arriva quando Moise ha 4 anni: i suoi genitori si separano, e lui si trasferisce con madre e fratello ad Asti, dove la madre inizia a lavorare in una casa di riposo.

Ben presto il piccolo di origine ivoriano si innamora del pallone, e il sentimento appare fin da subito ricambiato: nell’oratorio del Don Bosco Asti gli allenatori si accorgono subito del suo talento, e lo aiutano a superare anche le difficoltà economiche familiari, sostenendolo così nello sport e nella vita.

La seconda svolta arriva quindi nel momento in cui l’allenatore Renato Biasi gli procura un provino con il Torino, dove Kean viene subito reclutato per crescere nel vivaio granata. Ma quando arriva alla categoria degli esordienti, Kean passa dal Toro alla Juve: ed è nelle giovanili bianconere, di cui seguirà tutta la trafila fino in prima squadra, che Kean trova una seconda famiglia. Kean va a scuola, si allena e cresce protetto dall’ambiente juventino, che come dice ancora mamma Isabelle lo aiuta a diventare un uomo.

Un uomo che, grazie ai sacrifici fatti e all’indispensabile ruolo della fortuna, diventa calciatore professionista. Così, una mattina di tre anni fa, alle 5.30 mamma Isabelle riceve una telefonata dal figlio più piccolo. Lei, che sta uscendo di casa per andare a lavorare come infermiera a Nizza Monferrato, si allarma, pensa sia successo qualcosa, ma Moise la tranquillizza: “Ho firmato con la Juve mamma, tu non devi più andare a lavorare e vieni a vivere con me a Torino”. Tra tutte, è forse questa la svolta più significativa nell’ancor breve vita di Kean.

Tutte le prime volte di Kean

Quando nasci in un anno “tondo”, come Maradona (1960) o Owen (1980) per citare due casi, è fatale che i tuoi esordi coincidano con le prime volte della tua generazione. Se poi la tua data di nascita coincide con l’inizio di un nuovo millennio, è inevitabile il “rischio” di compiere imprese che restano negli annali.

Sicuramente il fratello Giovanni non dimenticherà mai l’emozione vissuta il 19 novembre 2016, quando a soli 16 anni Kean esordisce ufficialmente con la maglia della Juve, in prima squadra. Una manciata di minuti a fine della partita contro il Pescara, subentrando al posto di Mandzukic, e in tribuna allo Stadium il fratello maggiore non trattiene le lacrime, scoppiando in un pianto di felicità, come mostra questo video.

Nella stessa stagione, succede poi che il 28 maggio 2017, all’ultima di campionato, Kean giochi contro il Bologna: una partita poco importante per la Juve, che ha già vinto il suo quinto scudetto di fila, ma non per Moise che segna un gol decisivo nella vittoria per 1-2 al Dall’Ara e diventa così il primo giocatore classe 2000 a segnare in Serie A, nonché nei maggiori campionati europei.

A fine stagione, Kean viene girato in prestito all’Hellas Verona, dove accumula più presenze di quelle che avrebbe trovato in bianconero e segna pure qualche goal. Ma dopo un anno in prestito, la Juve lo richiama a casa.

Ed è nel 2018-19, in questi mesi, che la storia di Moise Kean giunge alle ultime svolte, celebrate da tutti i giornali e da tutti i tifosi della Juve e della Nazionale. Kean segna contro l’Udinese la sua prima doppietta, qualche settimana fa, e pochi giorni dopo con l’Atletico sfiora anche il gol del 3-0, mandando di poco a lato. Finché sabato 23 marzo, il ct della Nazionale Roberto Mancini lo schiera come titolare contro la Finlandia. Una fiducia ripagata dal gol del 2-0, la prima rete segnata da un 2000 in azzurro ma anche il gol segnato in una gara ufficiale dal più giovane calciatore nella storia dell’Italia (Bruno Nicolè, che segnò a 19 anni da compiere, lo segnò in amichevole contro la Francia).

Ma per Moise Kean, che ora vive a Venaria con la famiglia, sono ancora numerosi i record da infrangere. Lui lo sa, e sembra guardare al futuro con la determinazione di chi sa che nella vita bisogna sempre assumersi le responsabilità delle proprie azioni. E dei propri gol.

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