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Il lavoro preferito dai Millenials? Il freelance

Sempre più giovai scelgono di lavorare per conto proprio, in nome della libertà

I lavoro preferito dai Millennials? Il freelance, senza dubbio. I collaboratori autonomi - tradotto dall'inglese, "lanciatori liberi" - stanno infatti acquisendo un ruolo sempre più rilevante nel mondo organizzativo, pur non facendone parte in modo formale.

Questa figura professionale, operante nei settori più trasversali - dalla comunicazione al design, fino all'IT- è caratterizzata da una libertà di movimento e di organizzazione del tempo, e permette alle aziende di assumere persone da qualsiasi parte del mondo.

I Millennials in cerca di libertà

Viste le caratteristiche positive di questa modalità lavorativa, è facile comprendere come sia quella preferita dalla generazione dei Millennials, fortemente legata all’esplosione tecnologica e in cerca di un lavoro che permetta di conciliare vita privata e professione in un modo nuovo, non dettato da orari prestabiliti: secondo un sondaggio Deloitte, infatti, il 98% della generazione Y vuole lavorare proprio in modalità freelance.

Anche se la disoccupazione è la prima preoccupazione per il 39% dei Millennial italiani rispetto al 27% dei coetanei a livello globale, al tempo stesso la maggior parte di loro reputa che le tematiche sociali e ambientali siano fondamentali in un'impresa, e non è disposta a scendere a compromessi pur di avere "il posto fisso".

Una sfida per le aziende del domani

Ecco che allora, nelle organizzazioni che guardano al futuro, questo tipo di modalità contrattuale sta guadagnando terreno ed impone delle sfide nell’area del Talent Management: l’engagement di collaboratori che, senza far parte dell’organizzazione, contribuiscono ai risultati aziendali.

Che si tratti di ridurre i costi o di adattarsi ai modi di lavorare preferiti da loro, oggi la tendenza è quella di pensare ai posti di lavoro come a una serie di attività incentrate sull’esperienza del cliente, l’esperienza dei collaboratori e la proposta di valore che l’organizzazione dà alla società.

Se, da una parte, questo segmento di collaboratori è cresciuto notevolmente, portando le organizzazioni a considerare strategicamente tali accordi di lavoro nei loro piani di crescita, c’è però ancora molta strada da fare, a livello di consapevolezza aziendale e di maggiori tutele per questa categoria di lavoratori.

I pro e i contro di essere freelance

Sì, perchè come per qualsiasi scelta di vita, anche quella di diventare freelance, magari lasciando un posto fisso, comporta sia aspetti positivi che negativi: se da una parte, infatti, un lavoratore autonomo è più libero di un dipendente, a livello di organizzazione di spazio e di tempo, dall'altra ha meno tutele, non ha benefit aziendali nè tantomeno ammortizzatori sociali in caso di perdita del lavoro. Una persona che decide di compiere una scelta di questo tipo deve quindi avere ben chiaro che non si tratta solo di una decisione lavorativa, ma spesso, anche di vita.

In questo senso, la sfida del futuro per le Risorse Umane sarà comprendere realmente, giorno dopo giorno, che cosa motiva i Millennials, quali valori abbracciano e intercettare le esigenze della classe lavorativa di oggi, ma soprattutto di domani.

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