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Viale dei Roveri, museo a cielo aperto

Con l'obiettivo di preservare questo gioiello unico di alto valore naturalistico, l'Ente Parco ne ha attuato la sua "musealizzazione"

© Parco Naturale la Mandria

Il celebre viale dei Roveri che collega l’entrata principale del parco naturale la Mandria con il castello della Mandria è tra i più antichi d’Italia. Il suo alto valore naturalistico, oltre che storico, è derivato dalle sue 87 piante secolari tra querce e farnie, veri e propri alberi monumentali, che danno rifugio e nutrimento a migliaia di specie (mammiferi, uccelli, insetti, funghi, muschi e licheni), preziosi, quindi, per la conservazione della biodiversità. Alcuni degli organismi ospitati sono, infatti, a rischio di estinzione e particolarmente protetti a livello europeo.


 

Con l’obiettivo di preservare questo gioiello unico, l’Ente Parco lo ha fatto diventare un vero e proprio museo che proprio ieri è stato inaugurato. Il progetto ha previsto, fra le altre cose, la creazione di nuovi percorsi fruitivi, appositamente dedicati da un lato ai pedoni e ai ciclisti, e dal lato opposto ai veicoli autorizzati per ragioni di servizio o residenza a raggiungere il Borgo Castello. Dunque, si legge nella nota dell’Ente di gestione delle aree protette dell’area metropolitana di Torino, «anziché abbattere o ferire con drastiche e continue potature le 87 grandi piante del Viale, sarà possibile continuare ad ammirarle, a distanza di sicurezza e in tranquillità». Specifica il Commissario dell’Ente Roberto Rosso «nel Parco La Mandria, pur con la riduzione delle risorse finanziarie pubbliche, si sono trovate soluzioni innovative per tutelare appieno la natura migliorando nel contempo le aree fruibili e le valenze turistiche del luogo: creando un “museo a cielo aperto”, unico nel suo genere».


 

Questo intervento di tutela naturalistica è stato un ottimo esempio di collaborazione tra enti pubblici e privati per la salvaguardia dell’ambiente. Tutto questo è stato possibile, infatti, grazie alla collaborazione tra Ente parco, Regione Piemonte e Magneti Marelli, azienda che ha uno stabilimento all’interno del Parco, e che a sua volta ha permesso il coinvolgimento del Politecnico di Torino Dipartimento di ingegneria dell’Ambiente del Territorio e delle Infrastrutture per il piano di conservazione e ricostituzione dell’habitat.


 

Il gruppo di lavoro del Politecnico di Torino, coordinato dalla Prof. Elena Comino, si è, nello specifico, occupato della Conservazione dell’habitat dell’Osmoderma eremita, coleottero di medie dimensioni dal corpo di colore bruno-bronzato che vive all’interno di cavità di queste piante secolari e che è fondamentale per il mantenimento dell’ecosistema e per la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali di particolare interesse. Peculiarità di questo progetto, si legge nella nota del Politecnico, è l’integrazione di conoscenze biologiche con conoscenze tecniche. «Non ci si è infatti concentrati solo sulla salvaguardia del coleottero, sul mantenimento della metapopolazione attraverso la predisposizione di trappole per la marcatura e il controllo, ma anche sulla valorizzazione dell’intero suo habitat con conseguenti ricadute anche di carattere storico e architettonico».  

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