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Pirati dei Raee, sequestrate 5 discariche abusive nel torinese

Nel 2012 i Raee prodotti in Italia ammontano a 800 mila tonnellate. Di queste, circa il 70% viene catturato dal mercato illegale, un mercato fatto di discariche abusive e traffici illeciti anche internazionali

Qual è la situazione dei Raee nella Penisola? Non buona, in verità. A dirlo “I pirati dei Raee”, dossier realizzato da Legambiente con il Centro Coordinamento Raee e presentato lo scorso 18 marzo a Milano.

Nel 2012 i Raee prodotti in Italia ammontano a 800 mila tonnellate. Di queste, circa il 70% viene catturato dal mercato illegale, un mercato fatto di discariche abusive e traffici illeciti anche internazionali. Con tutto ciò che comporta per la salute dell’uomo ma anche per l’ambiente che ci circonda. Questi rifiuti, se non smaltiti correttamente, infatti, possono sprigionare sostanze altamente dannose: basti pensare, si legge nel Rapporto, ai gas CFC che si sprigionano in atmosfera quando il frigorifero viene smantellato in maniera scorretta. Oppure ai metalli pesanti, come il mercurio, il cadmio, il piombo, che penetrano nel terreno e nella falda acquifera e arrivano a contaminare la catena alimentare.
 

Tra il 2009 e il 2013, si legge nel rapporto, le forze dell’ordine hanno sequestrato ben 299 discariche abusive di Raee concentrate soprattutto in Puglia (13,4% del totale), in Campania (12,7%), Calabria e Toscana (11%). La Regione Piemonte in questo senso non è una delle più virtuose con ben 8 discariche sequestrate in tutta la Regione. Di queste otto discariche piemontesi, cinque si collocano a Torino, dove, tra le altre cose, è stato bloccato un traffico internazionale di rifiuti diretto verso la Nigeria e Costa d'Avorio.

Per la quantità e qualità dei metalli pregiati presenti nei loro componenti, si legge nel Rapporto, i Raee sono stati definiti “miniere urbane”. Parliamo di materie che hanno quotazioni di mercato molto alte e soggette a forti variazioni: come il rame, che oscilla tra i 5mila e i 6mila euro a tonnellata, l’alluminio che viaggia intorno ai 2mila euro, e il ferro che si attesta sui 300 euro a tonnellata. Numeri questi che ingolosiscono le organizzazioni criminali che vedono in questo un buon business. Occorre quindi incrementare i controlli e soprattutto le attività di contrasto alla criminalità, come afferma Laura Biffi di Legambiente: “i racket dei Raee si combatte favorendo il mercato legale. Ciò significa che, accanto a un migliore sistema di controlli e sanzioni esteso a tutta la filiera, dal venditore di elettrodomestici al trasportatore al riciclatore, è necessario mettere a punto una campagna di informazione efficace rivolta ai cittadini, ma anche agli addetti alle vendite, nonché alle stesse forze dell’ordine e gli enti preposti alla vigilanza. Solo così il ciclo virtuoso dei Raee sarà in grado di togliere profitti al mercato nero e di produrre nuova economia e nuova occupazione nel rispetto delle leggi e dell’ambiente”.

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