Venerdì, 30 Luglio 2021
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Il maglione di lana diventa fertilizzante

Greenwolf è un'idea del Politecnico di Torino e del Cnr di Biella e con la collaborazione di Obem SpA, che prevede di riciclare la lana di scarto

© Bilobicles Bag

Anche la moda può aiutare l’ambiente. Ma come? Prima di tutto utilizzando per l’abbigliamento materiali naturali.  Ma non è l’unico: si possono ad esempio recuperare gli scarti della produzione della lana o i vecchi maglioni in maniera ecosostenibile. Grazie ad un’idea del Politecnico di Torino e del Cnr di Biella e con la collaborazione di Obem SpA, un’azienda specializzata nella produzione di macchinari, perlopiù in ambito tessile, infatti, ora la lana di scarto si può riciclare. Parliamo del progetto Greenwolf che, tranne che per il nome, è 100% italiano. Greenwolf fa parte dei trentadue progetti italiani finanziati nell’ambito del programma europeo Life+ 2012.

Questo progetto, in particolare, prevede la realizzazione di un’apparecchiatura che, utilizzando il processo di idrolisi con acqua surriscaldata, ottiene dagli scarti di lavorazione la cosiddetta lana idrolizzata. Questo è un ottimo fertilizzante naturale che può essere quindi riutilizzato, ad esempio, in agricoltura. Questo fertilizzante, inoltre, ha anche delle caratteristiche particolari: nel processo di idrolisi la proprietà idrofila della lana viene mantenuta. Questo permette al fertilizzante, se depositato sui terreni montani, di aumentare la capacità del terreno di trattenere le acque dilavanti, riducendo il rischio di frana.

Oltre ad utilizzare il cascame, ovvero i residui di lavorazione, si possono utilizzare anche i maglioni e i vestiti di lana che non utilizziamo più. Ma anche tutte quelle lane di così bassa qualità che non sono adatte ad usi tessili convenzionali e che rappresentano un sottoprodotto dell’allevamento ovino per la carne e il latte.

Questo processo non prevede, inoltre, il lavaggio della lana con l'utilizzo di solventi, elementi altamente inquinanti che, se finiscono nella falda, possono causa seri danni. Non bisogna dimenticarsi inoltre che la lana non è un materiale qualsiasi e deve essere smaltita come rifiuto speciale. Il che comporta costi elevati. Questo progetto permetterebbe di ridurre drasticamente la quantità di lana che finisce in discarica con un enorme guadagno per i portafogli e soprattutto per l’ambiente.

Il progetto Greenwolf – che si svilupperà nei prossimi 3 anni – prevede, quindi, diverse fasi: costruzione dell’impianto per l’idrolisi della lana con acqua bollente, studio delle reazioni, sperimentazione sull’impianto, valutazione dei fertilizzanti ottenuti e, infine, diffusione dei dati della sperimentazione. 

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