Fotovoltaico nel parco della Vauda, ricorso al Tar contro la Provincia

La società Belectric, che ha vinto il bando per la costruzione dell'impianto fotovoltaico nel parco, non ci sta con la decisione della Provincia di annullare il progetto e ha fatto ricorso al Tar

La vicenda del parco naturale della Vauda e del famoso impianto fotovoltaico sembra proprio non trovare fine. Dopo che la provincia, il 30 luglio scorso, aveva respinto, con una delibera, il progetto del grande impianto fotovoltaico, la società Belectric, ha deciso di non arrendersi e di perseguire il suo obiettivo facendo ricorso al Tar Piemonte.
 

«L’attacco alla riserva naturale della Vauda non è concluso: la società Belectric Italia ha presentato ricorso al Tar Piemonte contro la delibera della Provincia di Torino che il 30 luglio scorso ha respinto il progetto per realizzare un mega impianto fotovoltaico consumando 70 ettari di suolo libero, ha affermato il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta che aggiunge: «nomineremo un avvocato per difendere davanti al Tar Piemonte la scelta che io e la mia amministrazione abbiamo compiuto per salvaguardare l’ambiente; le norme ci danno ragione.
 

Cito su tutte la legge regionale che ha recepito ed approvato il Piano territoriale della Provincia di Torino improntato proprio alla massima tutela del suolo libero, ma anche le linee guida della Regione Piemonte per la localizzazione degli impianti fotovoltaici e la normativa regionale su parchi e aree protette».
 

La Riserva Naturale La Vauda è una vasta area verde (ben 2646 ettari) poco urbanizzata situata a nord-ovest di Torino. Questa area riveste un ruolo estremamente importante dal punto di vista ambientale per l'ampia biodiversità presente e per la funzione di corridoio ecologico residuale. Proprio per la sua importanza a livello naturalistico fu istituita la riserva naturale protetta, e il parco entrò a far parte a pieno titolo nel registro delle aree protette. Non va dimenticato però che una parte considerevole della riserva appartiene al ministero della Difesa che, nel 2012, tramite la sua società Difesa Servizi spa, lancia un bando per la costruzione dell’impianto fotovoltaico della potenza di 41 megawatt con durata ventennale, dotato di pannelli al suolo. Bando, come precedentemente detto, vinto dalla multinazionale tedesca Belectric.
 

La scelta della costruzione di tale impianto è stata fin da subito messa in discussione dai comuni della zona e da alcune associazioni ambientaliste che ne contestano il grande consumo di suolo che in questo modo si verrebbe a creare, per non parlare delle ricadute su tutto l’ecosistema. Dopo il no della provincia alla costruzione dell’impianto, a cui ha fatto seguito una lettera inviata dal presidente della provincia Saitta ai ministri della Difesa, dell’Ambiente e dell’Agricoltura, la stessa società Difesa spa è tornata sui suoi passi e, in una nota, ha annunciato l'intensione di procedere a ''una rivalutazione di tutta la problematica per l'individuazione di eventuali soluzioni idonee''. Ma la società Belectric proprio non ci sta a questa decisione e ha deciso di proseguire dritta per la sua strada.
 

Ora, visto che la questione è giunta fino al consiglio dei ministri, «mi aspetto che il governo Letta abbia la volontà e la forza di tutelare il territorio e le istanze della popolazione”, ha affermato Saitta. «Conosco il favore normativo riconosciuto agli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, un’energia pulita alla quale sono favorevolissimo - aggiunge Saitta - ma difenderò il mio no a questa speculazione: Belectric può produrre energia elettrica con tecnologia fotovoltaica sfruttando le superfici militari già compromesse come i tetti delle caserme, i capannoni, i piazzali cementificati e le legittime istanze del Ministero della Difesa per valorizzazione il patrimonio militare italiano non possono superare il diritto alla salvaguardia ambientale espresso da cittadini e istituzioni locali». 

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