Domenica, 17 Ottobre 2021
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Luciana Littizzetto e la lettera ai ‘monopattinisti maleducati’: “Ti auguro che un tuo collega adoperi il tuo posteriore come rastrelliera”

L’intervento

Domenica 10 ottobre, nella seconda puntata di 'Che tempo che fa', tra gli ospiti della serata non poteva mancare Luciana Littizzetto.

La comica torinese, dopo uno scambio di battute iniziali con Bebe Vio, di cui invidiava l’incredibile numero di medaglie, ha concentrato il cuore del suo intervento con una delle sue ormai celebri lettere.

Questa volta non si è rivolta al potente di turno ma ha rivolto un appello contro un malcostume diffuso in molte città tra cui Torino, quello di abbandonare dove capita i sempre più diffusi monopattini, anziché lasciarli nei luoghi adibiti. Qui trovate la lettura della lettera ai 'monopatteristi', così come li ha ribattezzati Luciana Littizzetto. 

“Caro monopatterista,

viaggiatore solitario di gamba sola, acrobata delle mie rotelle, emerito centauro dal polpaccio propulsore. Amico danzatore di surf da strada che mi passi a fil di culo a 30 all'ora e mi porti via un gomito, equilibrista delle ruotine a cui piace andare in giro come Vispa Teresa con il naso in su e la gambina piegata. Mi spieghi come mai quando scendi dal monopattino lo schianti sul marciapiede così alla vavaffan?

Dammi un motivo amico, anche uno solo, perchè ti chiedo me lo sbrodoli sul pavè o lo abbandoni sdraiato a terra che se arriva una carrozzina con un disabile o una mamma con il passeggino deve fare lo slalom? Possibile che non riesci con le tue manone sgorbie a dargli una sistemata invece che ‘scatafrattarlo’ alla disdicevole vacca?

Hai muri, paline, cornicioni, mancorrenti, dove farlo stare zitto, fallo, testa di grandissimo squacquerone, in quanto molle e priva di forma.

Ogni tanto ti vedo che arrivi sul monopattino e trac…lo schianti a terra e te ne vai. Arrivi e prac…lo lanci contro il lampione in bilico. Fossi un medico che deve correre a salvare vita umana capirei, fossi tu un poliziotto che deve sventare crimine, capirei, fossi anche solo colto da raptus intestinale incontrollabile, capirei, anzi ti direi io per prima corri. Invece no, sei solo un egoista che vede il marciapiede come suo garage. Quindi ti faccio un augurio, a te amico pattinello maleducato, che prima o poi mentre freni arrivi un tuo collega da dietro e adoperi il tuo posteriore come rastrelliera”.

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