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Giovedì, 26 Maggio 2022
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Gianluca Vialli sulla sua malattia: "Ho paura di morire, ma il cancro non è solo sofferenza"

L'ex capitano bianconero si racconta in un nuovo docu-show su Netflix

Gianluca Vialli, ex capitano della Juventus, ora capo delegazione della nazionale azzurra del grande amico Roberto Mancini, torna a parlare della sua malattia. E lo fa con Alessandro Cattelan, nel nuovo docu-show di Netflix "Una semplice domanda", che andrà in onda il 18 marzo. Vialli, 57 anni, dal 2017 combatte anzi, convive, con un tumore al pancreas e cerca di farlo con serenità, grazie anche al supporto della sua famiglia e dei tanti amici che ha vicino.

"Lo considero un compagno di viaggio"

L'ex attaccante bianconero - lo rivela il settimanale Oggi in un'anticipazione - racconta come lui in realtà non stia facendo una battaglia contro il cancro, poiché si tratta di un avversario forte: "Probabilmente ne uscirei distrutto - spiega - quindi lo considero, in questa fase della mia vita, come un compagno di viaggio che spero, prima o poi si stanchi e dica 'Ok, ti ho temprato, ti ho permesso di fare un percorso, adesso ti lascio tranquillo'". 

Vialli inoltre, confessa i suoi timori: "Io ho paura di morire, eh. Non so quando si spegnerà la luce che cosa ci sarà dall'altra parte. Ma in un certo senso - continua - sono anche eccitato dal poterlo scoprire. Però mi rendo anche conto che il concetto della morte serve per capire e apprezzare la vita. L'ansia di non poter portare a termine tutte le cose che voglio fare, il fatto di essere super eccitato da tutti i progetti che ho, è una cosa per cui mi sento molto fortunato". 

E a proposito della malattia aggiunge ancora: "Non è esclusivamente sofferenza: ci sono momenti bellissimi. La vita - e non l'ho detto io ma lo condivido in pieno - è fatta per il 20 per cento da quello che ti succede ma per l'80 per cento dal modo in cui tu reagisci a quello che accade. E la malattia ti può insegnare molto di come sei fatto, essere anche un'opportunità. Non dico al punto di essere grato nei confronti del cancro, eh".

L'importanza della famiglia

Il dirigente azzurro mette poi l'accento sul suo rapporto con la famiglia, su come sia cambiato il legame con la moglie e le due figlie. "Mi sento molto più fragile di prima - racconta -. Cerco di insegnare loro che la felicità dipende dalla prospettiva con la quale guardi la vita, che non ti devi dare delle arie, devi ascoltare di più e parlare di meno, migliorare ogni giorno, devi aiutare gli altri. Secondo me questo è un po' il segreto della felicità".

Come papà cerca di insegnargli cosa ha scoperto essere più importante proprio grazie alla malattia: "Penso che lo scopo della vita sia proprio quello di trovare uno scopo nella vita. Quando trovi un motivo per cui vale la pena risolvere i problemi, arrabbiarti, gioire, è molto più facile provare la pulsione della felicità. Però cerco di dimostrare loro che va bene anche essere vulnerabili, piangere, essere tristi - conclude Gianluca Vialli -. Bisogna accettare queste emozioni, assorbirle, sapendo che poi passano. Anche perché se non sei mai triste come fai a capire quanto è bello essere felici?".

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