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Le “Lettere patenti”: quando Carlo Alberto di Savoia concesse i diritti ai valdesi

Una data fondamentale

La notte del 16 febbraio nelle valli valdesi si accendono i falò, si ricorda così quel 17 febbraio del 1848 in cui Carlo Alberto di Savoia  concede ai valdesi, con le “lettere patenti”, “i diritti civili e politici di cui godono tutti gli altri sudditi”. É un momento storico, che arriva dopo secoli di discriminazione, di persecuzioni e di massacri contro una popolazione che professa una religione considerata eretica e condannata dalla chiesa, i cui praticanti erano scomunicati. 

Simile alla religiosità francescana nel predicare la fratellanza e la povertà, i valdesi non venivano riconosciuti dalla chiesa cattolica. L’altro aspetto che li rendeva inaccettabili per la chiesa di Roma era la volontà di promuovere la lettura diretta del Vangelo da parte di tutti. 

La svolta

I regnanti cattolici di tutta Europa per secoli hanno fatto a gara nella persecuzione degli eretici valdesi e i cattolicissimi Savoia non sono stati da meno. Quella data è quindi da ricordare perché segna una svolta e viene celebrata ogni anno nelle valli valdesi del piemonte: val Pellice, Germanasca e Chisone.

La situazione relativa al Covid, il coprifuoco alle 22 ma soprattutto la necessità di evitare il più possibile assembramenti per quest’anno impediscono l’accensione di quei falò che rappresentano uno dei momenti maggiormente sentiti della ricorrenza. Ci saranno solo piccoli fuochi vicino ai templi ma, certamente, ciò non sminuirà il ricordo. 
 

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