Telemedicina, il Mauriziano segue a casa i pazienti affetti da cardiopatie

Con la pandemia, sono state 900 le persone monitorate da remoto

I pazienti cardiopatici dell'aritmologia dell'ospedale Mauriziano di Torino sono seguiti con la telemedicina. A influire sulla medicina attuale ma anche del futuro, l'epidemia da Coronavirus che ha fortemente condizionato il trattamento dei pazienti affetti da cardiopatie. 

Incremento dei controlli da remoto

Con la pandemia, circa 900 pazienti afferenti presso l’ambulatorio di Aritmologia diretta dal dottor Stefano Grossi, sono stati esaminati da remoto con la telemedicina, per controllo pace-maker e defibrillatore, e si prevede che saliranno a circa mille entro la fine dell’anno con un incremento percentuale, in questi ultimi mesi, dell’80%.

Tra i pazienti cardiopatici infatti, quelli portatori di pace-maker e defibrillatori costituiscono una categoria particolarmente vulnerabile per l’età media avanzata e per l’alto tasso di patologie croniche associate. Per escludere ogni tipo di infezione, c'è quindi la possibilità di effettuare la monitorizzazione anche a distanza, mediante speciali dispositivi che trasmettono per via transtelefonica i parametri di carica e di funzionamento di pace-maker e defibrillatori.

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Rischio di contagio ridotto al minimo

Oltre a ciò in molti casi possono essere visualizzati a distanza dal personale medico dell’elettrofisiologia anche disturbi del ritmo cardiaco e in alcuni casi anche segni di iniziale scompenso cardiaco. Nel caso di ricezioni di parametri non buoni, il paziente viene contattato e, a seconda della situazione, può essere convocato in ospedale per una visita, un ricovero oppure ci si può limitare a una modifica a distanza della terapia. Una soluzione che consente di far viaggiare i dati clinici e lasciare a casa il più possibile i pazienti e i loro familiari, riducendo il rischio di contagio al minimo, ma anche il disagio e i costi sociali. 

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