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Covid, dal Politecnico di Torino un casco respiratorio più silenzioso e a basso consumo di ossigeno

Per i pazienti in ospedale

Arriva dal Politecnico di Torino il casco per la ventilazione a minimo consumo di ossigeno e più silenzioso. Durante la prima fase della pandemia da covid-19, gli ospedali hanno vissuto gravi carenze nei mezzi di supporto per contrastare l’insufficienza respiratoria acuta causata dall’infezione. Per fornire soluzioni alle problematiche che si sono presentate negli ospedali, durante la pandemia, tra cui l'elevato consumo di aria compressa per supportare il ciclo di respirazione spontanea del paziente covid, il Politecnico di Torino e l’azienda APR hanno lavorato insieme per proporre una tecnologia sostenibile, sicura ed efficace.

A breve il brevetto

Il nuovo dispositivo si chiama DIVOC (Device for non-Invasive Ventilation with low Oxygen consumption in absence of environmental Contamination) ed è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra PolitoBIOMed Lab - PAsTISs e l’azienda APR di Pinerolo. Si tratta di un device per l’assistenza al respiro che sfrutta la tecnologia di ventilazione non invasiva a pressione continua positiva (CPAP). Il dispositivo è stato proposto in tempi brevi per la registrazione di un brevetto, in co-titolarità tra l’Ateneo, APR e i dottori anestesisti Marco Cavaglià e Carlo Olivieri, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione presso l’A.S.L. di Vercelli.

Ad oggi i dispositivi CPAP ospedalieri, oltre a richiedere elevate portate di aria e ossigeno compressi, disperdono nell’ambiente circostante aerosol ricco di agenti patogeni e hanno un alto livello di rumorosità per pazienti e operatori. DIVOC, grazie alla chiusura del circuito di ventilazione pressurizzato da un piccolo ventilatore elettrico, lavora con consumi irrisori di ossigeno e aria compressa, elimina nel contempo la pericolosa contaminazione ambientale, garantendo la sicurezza del personale medico, ed è molto confortevole per il paziente sia in termini di rumorosità sia in termini di temperatura e umidità dell’aria inspirata.

"Vorremmo fosse già disponibile sul mercato"

“Lo stimolo per lo sviluppo di DIVOC nasce durante il lockdown, proprio dai momenti drammatici vissuti nelle terapie intensive prese d’assalto dal coronavirus - afferma il professor Alberto Audenino, coordinatore di PAsTISs - In quel periodo soltanto due laboratori del Politecnico erano rimasti aperti, nel primo si valutavano le mascherine di nuova produzione, nel secondo iniziavamo lo studio di questo nuovo sistema di ventilazione meccanica non invasiva a circuito chiuso. È con rammarico che apprendiamo che in proprio in questi giorni le terapie intensive dei nostri ospedali sono entrate di nuovo in crisi per carenza di gas medicali. DIVOC risolve completamente questo problema - precisa Audenino -: vorremmo che fosse già disponibile sul mercato. In ogni caso saremmo in grado di allestire immediatamente alcune decine di unità prototipali; in questo senso ci dichiariamo sin d’ora a disposizione delle istituzioni regionali e sanitarie.”

DIVOC è ora in fase di prototipazione nei laboratori del Politecnico e sono già state effettuate alcune sessioni prolungate di sperimentazione preclinica su volontari sani. Sono in corso collaborazioni con aziende ospedaliere del territorio con la prospettiva di portare presto questa tecnologia innovativa nei reparti degli ospedali mentre i ricercatori, entusiasti dei risultati ottenuti, sono alla ricerca dei finanziamenti necessari per proseguire con la fase di industrializzazione e certificazione del prodotto.

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