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Tfr, Varaldo (FI): "Tfr in busta paga serve solo al fisco"

"L'ennesimo salasso fiscale per le piccole e medie imprese già stremate da un'oppressione fiscale e burocratica insostenibile"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

"L'ipotesi del Tfr in busta paga si sta trasformando sempre più in un progetto concreto. Questa misura, rilanciata in queste ultime ore dalle dichiarazioni del premier, se venisse attuata rappresenterebbe un errore esistenziale per tante piccole e medie imprese italiane già stremate da un'oppressione fiscale e burocratica insostenibile. È vero che per molti italiani ciò comporterebbe un aumento dello stipendio, superiore in molti casi a 50-80 euro netti ma il Tfr liquidato sulla busta paga rischia di avere anche molte ricadute negative per le imprese e di creare parecchie disparità di trattamento tra i lavoratori, oltre a esporli al rischio di un salasso fiscale." Lo afferma Tommaso Varaldo, Coordinatore dei giovani di Forza Italia di Torino."Oggi i lavoratori possono scegliere come impiegare il trattamento di fine rapporto: se destinarlo ai fondi della previdenza integrativa oppure se metterlo da parte per costruirsi una liquidazione. In quest'ultimo caso, gli accantonamenti finiscono all'Inps, ma solo se l'azienda ha più di 50 addetti. Nelle società più piccole le quote del Tfr restano nelle casse della stessa impresa che le utilizza come fonte di finanziamento a tasso agevolato. Nel breve termine, dunque, il Tfr messo da parte può essere utilizzato dall'azienda come serbatoio di liquidità, da impiegare nella gestione ordinaria, ma se venisse a mancare questa risorsa (o almeno una parte) le piccole imprese sarebbero dunque costrette a rivolgersi alle banche. Il governo pensa di risolvere il problema stipulando delle apposite convenzioni con l'Associazione Bancaria Italiana, i cui dettagli sono però ancora da definire. Nel frattempo - prosegue Varaldo - nelle casse delle piccole imprese potrebbero però venire a mancare almeno 5 miliardi di euro di risorse liquide. Da tenere in conto è anche il regime di tassazione applicato su questo tipo di compensi. Se le quote della liquidazione verranno sommate allo stipendio saranno soggette all'irpef e dunque subiranno un prelievo ben più alto di quello che grava solitamente sul Tfr (che è tassato al 23%). Per chi ha un salario di appena 1.500 euro, per esempio, il peso dell'irpef su ogni euro in più guadagnato è pari al 27%. Per chi ha retribuzione di 2mila euro netti, invece, l'imposta applicata su ogni aumento nella busta paga è addirittura del 38%.Il Governo, se non vuole peggiorare una situazione economica e sociale già duramente messa alla prova, dimentichi l'ennesimo annuncio elettorale e ascolti l'appello di Confindustria che non deve cadere nel vuoto: l'anticipo del Tfr in busta paga è un errore che può essere esistenziale per tante piccole e medie imprese già stremate da un'oppressione fiscale e burocratica insostenibile. Ecco - conclude Varaldo - spiegata la manovra Tfr utile solamente a far entrare soldi nelle casse dello Stato. Renzi ormai accartocciato su se stesso e sulle tante promesse fatte deve smetterla di prendere in giro gli le imprese ed i lavoratori."

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