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Tav, non cambia nulla: partono gli "avis des marchés"

Lunedì 11 marzo il consiglio di amministrazione di Telt

Va avanti la telenovela del Tav. Il vicepremier Luigi Di Maio, dopo l'invio della lettera che il presidente Giuseppe Conte ha inviato venerdì 8 marzo a Telt - la società che si occupa della realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione -, parla di "grande successo" del M5S ma in realtà nei fatti, non sembrerebbe essere cambiato nulla. Con la sua missiva, Conte prende solo tempo e - facendo riferimento alla nuova analisi costi-benefici - con essa invita la società italo-francese ad astenersi, con effetti immediati, da ogni ulteriore azione che possa produrre, a carico dello Stato italiano, vincoli giuridici. Ha anche specificato che il Governo si impegnerà a "ridiscutere integralmente il progetto" con Francia e Unione Europea, in modo tale da non perdere, nel frattempo, i finanziamenti europei già stanziati. 

Una lettera che però non ha il potere di fermare o di rinviare i famosi bandi, infatti Telt ha già risposto che "in assenza di atti giuridicamente rilevanti che abbiamo previsto che il Consiglio di Amministrazione fissato per l’11 marzo 2019 (oggi, ndr) autorizzi la Direzione a pubblicare gli “avis de marchés” (inviti a presentare candidatura) relativamente agli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, in modo da rispettare il termine del 31 marzo per la presentazione alla Commissione del finanziamento per l’anno 2019 (ASR 2019)”.

Ma gli "avis de marchés", sono differenti dai bandi di gara e non sarebbero vincolanti secondo il premier: con questi ci si limiterà unicamente a svolgere mere attività preliminari. E in ogni caso esiste la clausola di dissolvenza che in futuro, permetterà eventualmente di bloccare i bandi. Quindi tra la pubblicazione degli avis de marchés e i bandi di gara, per i quali ci vorrà l'avallo del governo, passeranno ancora sei mesi. L'opera dunque non si blocca e in ogni caso, come ha sottolineato nelle ultime ore Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, per fermare l'opera "serve un passaggio parlamentare". 

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