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Martedì, 30 Novembre 2021
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Suicidio assistito, il passo avanti di Silvio Viale: "A Torino almeno un medico disposto a praticarlo c'è"

I suoi contestatori lo chiamano il 'dottor Morte'

"Suicidio assistito, tranquilli. A Torino e in Piemonte almeno un medico c'è, ma sono sicuro che i miei colleghi non mi lasceranno solo". A scriverlo sul suo profilo facebook è Silvio Viale, medico e consigliere comunale di Torino, che spesso è stato al centro del mirino di chi contesta aborto ed eutanasia per il suo attivismo in questi ambiti. Adesso i suoi detrattori avranno un motivo in più per chiamare Viale, il 'dottor Morte'. 

La sua disponibilità Silvio Viale l'aveva già data il 25 novembre del 2019 con una lettera indirizzata al direttore generale e sanitario della Città della Salute e della Scienza di Torino, al direttore sanitario del Sant'Anna e al direttore del dipartimento di ostetricia e ginecologia. All'epoca, facendo riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale 242 del 25 settembre 2019 sul suicidio assistito, Viale scriveva: "La sentenza individua nel sistema sanitario nazionale il luogo dove questo possa e debba avvenire, per cui ritengo che la Città della Salute e della Scienza di Torino debba prevedere l'eventualità di dover esaudire una richiesta di suicidio assistito. A tale fine ritengo che si debba prevedere il percorso adeguato per dotarsi dei farmaci necessari". 

A due anni di distanza il noto medico, e politico, torinese rinnova la sua disponibilità e lo fa a pochi giorni dal via libera al suicidio assistito per un uomo che vive nelle Marche. "Ribadisco che il problema dei medici non esiste, come non esiste il problema del farmaco", spiega Viale, "Come per l'aborto ci potrebbero essere alcuni medici che non vorranno farlo, ma ci saranno altri che daranno la loro disponibilità. L'importante è però che sia possibile il suicidio assistito. Siamo partiti dallo zero assoluto e siamo arrivati al suicidio assistito. Inoltre c'è un referendum che ha avuto una valanga di adesioni. Il clima è cambiato. Anche nel mondo cattolico e dei contrari comincia a farsi strada l'idea che si debba convivere con questa situazione. Loro non lo faranno mai però non possono impedire ad altri di farlo". 

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