Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Caso Giovine, Consiglio di Stato respinge il ricorso della Regione

Il consigliere regionale della lista Pensionati per Cota (ora sospeso) era al centro di una vicenda di irregolarità elettorali. Confermata nei fatti una decisione già presa in passato

Il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso presentato dalla presidenza della Regione Piemonte sul cosiddetto caso Giovine, il consigliere regionale della lista Pensionati per Cota (ora sospeso) al centro di una vicenda di irregolarità elettorali. I supremi giudici amministrativi hanno di fatto confermato una loro decisione precedente, secondo cui il Tar del Piemonte può pronunciarsi sui presunti falsi elettorali di Giovine senza attendere l'esito del processo penale.

La Regione aveva chiesto al Consiglio di Stato di revocare una sentenza del primo agosto 2012 che, pur respingendo un ricorso dell'ex presidente Mercedes Bresso, di fatto riapriva la partita davanti ai giudici del Tar del Piemonte. I giudici di Palazzo Spada si erano detti del parere che i loro colleghi piemontesi avrebbero potuto decidere autonomamente, senza cioé aspettare l'esito dei processi penali o civili, se la vicenda Giovine fosse stata o meno viziata da irregolarità. E dall'entourage di Bresso erano subito partiti nuovi ricorsi.

La Regione Piemonte, rappresentata dall'avvocato Angelo Clarizia, voleva che il Consiglio di Stato si rimangiasse quella pronuncia per "eccesso di potere giurisdizionale", ma i supremi giudici amministrativi l'hanno confermata: ad agosto, infatti, non erano entrati nel merito della questione, ma si è erano limitati a "sottolineare - scrivono - la titolarità da parte del giudice locale del compito di decidere i profili residui della controversia".

Nel suo ricorso l'avvocato della Regione ha fatto presente che "il Tar non è vincolato in alcun modo" dalla sentenza di agosto e il Consiglio lo ha confermato. Però ha aggiunto che con quella decisione i giudici, avendo appreso grazie ai documenti "del grave fatto" accertato dal processo penale - sia pure solo in sede di appello - "delle falsità inerenti alle operazioni elettorali", avevano ritenuto "opportuno segnalare al giudice di prime cure l'astratta possibilità di tenere conto di tutto ciò ai fini della decisione". (ANSA)

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