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Chiamparino risponde alla sindaca: "Abbiamo cambiato volto alla città"

Fassino: "Appendino mente e non sa: torni alla Bocconi"

Chiamparino non ci sta e risponde alle parole con cui la sindaca Appendino ha attribuito ai 30 anni di governo di sinistra a Torino, la responsabilità dell'indebitamento attuale della città. "I trent’anni richiamati dalla sindaca di Torino - scrive il presidente della Regione su Facebook -, in cui si sarebbero generati squilibri finanziari strutturali, sono i trent’anni anni che hanno visto la trasformazione della città che conosciamo". 

Trent'anni di investimenti 

L'ex sindaco ricorda in particolare tutte le novità che hanno rivoluzionato il capoluogo e che sono stati frutto di investimenti: la prima e attuale linea unica della metropolitana, il passante ferroviario, l'ingrandimento del Politecnico, la riqualificazione del Quadrilatero romano, i nuovi parcheggi di  Piazza Vittorio e Piazza San Carlo; l'avviamento del recupero delle Ogr; la realizzazione del termovalorizzatore; la riapertura di musei chiusi da tempo immemore, come Palazzo Madama e la loro trasformazione, come quella del Museo Egizio e il Museo del Cinema; l'apertura del Mao. 

Chiamparino poi ricorda l'evento a cinque cerchi, quello che realmente ha cambiato volto alla città. "Oltretutto è probabile che senza questo massiccio impegno di risorse pubbliche, sarebbero stati ben più pesanti gli effetti della crisi industriale che abbiamo subito, e da cui non siamo ancora completamente usciti. Quindi, come ho sempre avuto modo di dire alle opposizioni di allora, chiedo anche alla sindaca di oggi  - e conclude - e all’attuale maggioranza che governa la città, a quali di queste opere si sarebbe dovuto rinunziare per non generare “squilibri strutturali”.

Lezione di economia da Fassino

Ma alle accuse di Appendino ha voluto rispondere anche il suo predecessore, Piero Fassino: "Dopo pochi giorni dalla mia elezione, annunciai che la città non avrebbe rispettato il patto di stabilità poiché la critica situazione finanziaria della città non lo consentiva". E l'ex sindaco va avanti: "Certo, noi non ci siamo limitati a piangere come ha fatto Appendino ma ci siamo rimboccati le maniche, dando il via a un piano di risanamento. I dati sono inoppugnabili". Fassino snocciola poi una serie di numeri tra cui la riduzione, alla fine del suo mandato, dell'indebitamento: da 3 miliardi e 3 a 2 miliardi e 8. 

E poi dà una lezione di economia alla prima cittadina: " Le bugie le dice Appendino dunque perché nonostante la vantata laurea alla Bocconi, dimostra di non saper distinguere tra investimenti e spesa corrente. L'indebitamento alto della città di Torino non deriva dallo sfondamento della spesa corrente ma da un'alta quantità di investimenti...Tutte cose che hanno cambiato il volto della città. Abbiamo investito e noi ora stiamo pagando quegli investimenti". E conclude senza trattenere una frecciatina alla sindaca: "Appendino racconta di nuovo bugie e allora i casi sono due: o è in malafede, e allora si crogioli nelle sue bugie, oppure non sa. E allora forse è opportuno un ritorno sui banchi di scuola della Bocconi".

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