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Domenica, 5 Dicembre 2021
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Stop allo smart working per non tagliare tram e bus: "La Regione Piemonte è ferma al secolo scorso"

Sono 3.100 i dipendenti regionali tornati in presenza

I dipendenti regionali devono dire addio allo smart working perché altrimenti potrebbero determinarsi tagli sul trasporto pubblico locale. A sostenerlo sarebbe stato l'assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, Marco Gabusi, durante la seduta della prima commissione del consiglio regionale del Piemonte. A renderlo noto i consiglieri del Movimento 5 Stelle, Sean Sacco e Sarah Disabato. 

"Secondo la Giunta Cirio i dipendenti regionali dovrebbero 'socializzare' di più e soprattutto dovrebbero avere l'obbligo di spostarsi per lavorare, altrimenti potrebbero determinarsi tagli sul trasporto pubblico locale", spiegano i due, "Affermazioni surreali e non supportate nemmeno dallo straccio di un dato, di un numero o un'indagine. Parole dettate dall'ideologia, figlia di un certo modo di vedere il lavoro, bloccato agli anni '80 del secolo scorso". 

La domanda che rimane in sospeso però è sempre la stessa: cosa rimarrà dello smart working adesso che la pandemia è terminata? Se lo stanno domandando i 3.100 dipendenti della Regione Piemonte che, spesso a malincuore, sono dovuti tornare in ufficio a partire dal 15 di ottobre. Il Piemonte infatti ha recepito le indicazioni del ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e ha reso obbligatorio per il personale regionale il ritorno in sede. 

Contrari a questa decisione parte delle opposizioni del consiglio regionale piemontese. Secondo Marco Grimaldi, consigliere regionale di Liberi Uguali Verdi, lo smart working rappresenta un potenziale 'cambiamento culturale' per la pubblica amministrazione ed è per questo che contesta la decisione della Giunta regionale di ricorrere allo smart working solamente in caso di emergenza sanitaria: "Lavoro agile può significare e ha significato risparmio economico, risparmio energetico, minore impatto ambientale, migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Tutto questo senza un peggioramento delle performance". 

Per il Movimento 5 Stelle sarebbero molti i vantaggi di applicare lo smart working ai dipendenti regionali, tra questi anche il risparmio economico che potrebbe essere destinato alle fasce deboli della popolazione: "Una sperimentazione, avviata con la pandemia, senz'altro positiva, che ha fatto registrare (secondo i dati forniti dai sindacati) un aumento delle prestazioni lavorative a fronte di ingenti risparmi per la pubblica amministrazione (straordinari e buoni pasto). Risorse che potrebbero essere destinate alle fasce che, più di altre, hanno subito gli effetti della pandemia", concludono i consiglieri del Movimento 5 Stelle Sean Sacco e Sarah Disabato. 

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