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Il referendum degli sprechi: Pdl e Pd cercano un accordo sulla caccia

Il referendum del 3 giugno costerà 22 milioni di euro. Le forze politiche sono d'accordo sulla necessità di evitarlo, ma discordanti sono le soluzioni proposte: abolirlo o accogliere i punti salienti?

Il referendum sulla caccia in programma il prossimo 3 giugno costerà alle casse della Regione circa 22 milioni di euro. Per questo la politica piemontese è alla ricerca di una soluzione per evitarlo. Le forze politiche, che concordano sull'obiettivo finale del risparmio, sono però divise sulle modalità per ottenerlo. In una riunione dei capigruppo convocata appositamente ieri sera dal presidente del Consiglio regionale, Valerio Cattaneo, sono emerse due posizioni.

Una è quella della Giunta Cota, appoggiata dagli esponenti di Lega e Pdl. Il Presidente regionale e il suo entourage puntano sull'abrogazione immediata della legge regionale sulla caccia in vigore, fatto che renderebbe obsoleta la consultazione. L'abolizione verrebbe accompagnata dall'impegno a intervenire successivamente con una nuova legge, più restrittiva dell'attuale ma che salvaguardi comunque la pratica venatoria. "Con la crisi che c'é, con tutti i problemi che abbiamo - ha affermato il governatore Roberto Cota in serata - spendere oltre venti milioni per un referendum sulla caccia indetto quasi trent'anni fa è semplicemente una follia".

L'opposizione regionale di centrosinistra si schiera invece con il fronte anticaccia. La loro posizione punta al rapido varo di una una nuova legge sostitutiva dell'attuale, che accolga i requisiti referendari, rendendo così inutile la consultazione. "La discussione avviata - ha commentato dopo la riunione il capogruppo del Pd, Aldo Reschigna - presenta un percorso tortuoso. Resta la speranza di poter arrivare a una soluzione che, tenendo anche conto delle richieste referendarie, permetta di trovare il modo di far risparmiare alla Regione 22 milioni".

Un nuovo incontro dei capigruppo affronterà la questione la prossima settimana. Se il referendum ci sarà, i piemontesi saranno chiamati a esprimersi sulla richiesta di ridurre da 29 a 4 le specie cacciabili, di abolire la caccia la domenica e sulla neve, e di cancellare la caccia senza limiti all'interno delle aziende faunistico-venatorie private. Se vinceranno i sì, in Piemonte rimarranno cacciabili solo il cinghiale, il fagiano, la lepre e la minilepre. In occasione del referendum nazionale sulla caccia del 1990, in Piemonte fu raggiunto il quorum e i sì furono oltre il 90%.


(fonte ANSA)

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