Martedì, 28 Settembre 2021
Politica

Vaciago a processo. L'ex City Manager in aula per abuso d'ufficio

Andrà a processo a settembre Cesare Vaciago. Lo ha deciso il gup Elisabetta Chinaglia che oggi, durante l'udienza preliminare, ha rinviato a giudizio l'ex direttore generale della Città per abuso d'ufficio

Il prossimo 21 settembre si aprirà il processo contro l'ex City Manager del Comune di Torino, Cesare Vaciago. Lo ha deciso quest'oggi il gup Elisabetta Chinaglia che ha rinviato a giudizio Vaciago per abuso di ufficio. Secondo quanto dichiarato ieri dal vicesindaco Tom Dealessandri, il Comune si costituirà parte civile.

Il procedimento nasce dalla sentenza del Consiglio di Stato con cui a inizio dicembre 2012 era stato annullato un concorso comunale per dirigenti indetto dal Comune di Torino il 9 giugno 2010. Quindici concorsisti vennero assunti, ma gli esclusi facero un ricorso (vinto) per alcuni dettagli a loro modo di vedere scorretti.

"La nomina della Commissione esaminatrice - si leggeva nella sentenza del Consiglio di Stato - si appalesa illegittima". Il punto cruciale era proprio la nomina di Cesare Vaciago quale Presidente della Commissione. Una nomina, la sua, avvenuta non come prevede il 'Regolamento Assunzioni', ma avvenuta per mano della Giunta comunale dell'allora sindaco Sergio Chiamparino.

La sentenza del Consiglio di Stato aveva generato parecchi malumori all'interno della Sala Rossa. Da parte della minoranza era giunte proposte su una possibile dimissione del City Manager, o di altri provvedimenti presi sempre contro Vaciago. Sulla sfera giudiziaria inizialmente il pm Cesare Parodi aveva chiesto l'archiviazione, ma era stata ordinata l'imputazione coatta.

"Siamo fiduciosi che il dibattimento dimostrerà che sia nel master sia nel concorso non si è venuti meno alla regola secondo cui il giudizio sui concorrenti si fonda sulla valutazione obiettiva del merito dei candidati". Così Anna Ronfani e Fulvio Gianaria, legali di Vaciago, hanno commentato il rinvio a giudizio dell'ex City Manager. "Ciò che è censurabile in sede amministrativa - aggiungono - non è necessariamente illecito in sede penale. Inoltre i dirigenti a contratto non sono stati favoriti dalla procedura (sei su 14 sono stati esclusi) mentre, in una effettiva ottica di favoritismo, si potevano adottare meccanismi diversi".

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