Politica

L'ex sindaco Piero Fassino dà l'addio all'Anci

Sul suo futuro circolano voci di un possibile incarico come coordinatore, accanto al ministro Alfano, delle politiche nazionali per l'immigrazione

Piero Fassino all'assemblea Anci di Bari

Si è concluso poco fa l'ultimo incarico istituzionale di Piero Fassino. L'ex sindaco di Torino infatti lascia ufficialmente, dopo un'esperienza di tre anni, il suo ruolo di presidente dell'Anci in occasione dell'assemblea nazionale, in programma a Bari da oggi, mercoledì 12 ottobre, a venerdì 14. Il successore sarà il democratico Antonio Decaro, sindaco della città pugliese, eletto a grande maggioranza. Ma è destino che gli addii di Fassino siano accompagnati dalla presenza, ormai incalzante, del Movimento Cinque Stelle. La polemica infatti, ancora una volta, è tutta pentastellata.

Alla votazione del nuovo presidente infatti, i grillini non hanno partecipato e hanno annunciato l'intezione di uscire dall'Anci il prossimo gennaio. La 'bagarre' si è scatenata sulla nomina di Decaro definita dai pentastellati "non trasparente", sottintendendo al ruolo dominante negli incarici istituzionali del partito di governo. 

"La scelta per Decaro è forte, autorevole e importante - ha ribadito Fassino - dopo molti anni viene eletto il sindaco di una grande città del Mezzogiorno, un amministratore che ha una comprovata esperienza, un sindaco giovane che parlerà alle nuove generazioni di amministratori. Per tutte queste ragioni, stiamo facendo una buona scelta".

 E su quale sarà il futuro dell'ex primo cittadino del capoluogo sabaudo, qualche voce circola già ma nulla è ancora stato confermato dal suo entourage. Si dice infatti che Fassino abbia già la valigia pronta per Roma dove affiancherà il ministro dell'Interno Angelino Alfano, in veste di coordinatore nazionale delle politiche sull'immigrazione. In realtà si tratta al momento solo di chiacchiere anche se dallo stesso Alfano era arrivata, qualche settimana fa, una precisazione che ha tutta l'aria di essere una mezza confessione: "Non si tratta di un commissariamento - aveva dichiarato -: sono stato io a suggerire, con una nota per iscritto, Fassino a Renzi. C'è un frazionamento di competenze che rende necessario un coordinamento".   

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