Il Piemonte è la prima regione in Italia a mappare l'amianto in natura

L'assessore Marnati: "Faremo da modello"

Il Piemonte è la prima regione italiana ad adottare un protocollo per eseguire la mappatura dell’amianto presente in natura. Un procedimento possibile grazie a un metodo che permette di individuare le aree, dove è più probabile trovare la presenza del minerale all’interno delle rocce, con un margine di errore molto basso.

Lo studio è stato messo a punto dai tecnici del Settore Servizi Ambientali e oltre a mettere nero su bianco la "presenza naturale" , ovvero le aree nelle quali i minerali di amianto sono presenti naturalmente nelle rocce, riguarda anche la "presenza antropica" cioè dove l'amianto è messo in opera come manufatto  (coperture, canne, ecc.). In pratica in caso di lavori su rocce o terreni rocciosi, i tecnici saranno in grado di scoprire in anticipo la presenza di amianto semplicemente sulla base della classificazione di quelle affioranti.

Piemonte all'avanguardia

"Si compie così un ulteriore passo verso la realizzazione di un sistema completo di rilevamento dell’amianto naturale e lavorato - ha commentato l'assessore all'ambiente Matteo Marnati - , il che rende la nostra regione la più attrezzata d’Italia per trattare questo minerale. Per questo, molte Regioni italiane e Agenzie per la protezione ambientale hanno già chiesto ai nostri uffici di fare riferimento al modello applicato dal Piemonte".

Per raggiungere questo obiettivo la Regione ha approvato in giunta un documento tecnico che contiene indicazioni ed indirizzi per la realizzazione di indagini geologiche nelle aree interessate.

La mappatura permette così di passare da una classificazione litologica ad una classificazione in termini di probabilità, di rinvenire i minerali di amianto. In sintesi, sono stati definiti 5 gruppi principali che esprimono 5 classi di probabilità di rinvenimento di amianto, individuando le probabilità da bassa ad alta. La mappatura regionale disponibile on-line contiene più livelli di informazione e costituisce uno strumento utile per le Amministrazioni e per i professionisti.

Mancano i soldi per le bonifiche

Intanto è solo di pochi giorni fa, l'allarme lanciato da Marnati a proposito della mancanza di fondi dello Stato per la bonifica dei siti piemontesi contaminati dall’amianto.

Innanzitutto, rischia di fermarsi la messa in sicurezza dell’ex Amiantifera di Balangero: alla Regione mancano 14 milioni di euro, stanziati dallo Stato nel 2015 e mai arrivati nonostante le decine di sollecitazione inviate nel frattempo, per proseguire le opere in programma.

A questa situazione, si aggiunge la ripartizione prospettata dal Piano nazionale di bonifica dall’amianto degli edifici pubblici, pubblicata nei giorni scorsi dal Governo. Il Piemonte è il fanalino di coda con 1,1 milioni assegnati su 358 milioni complessivi, nonostante sul suo territorio siano presenti i siti contaminati classificati di interesse nazionale di Balangero, Casale Monferrato, Serravalle e Pieve Vergonte, ai quali va aggiunta l’area piemontese della Val Bormida interessata dal sito che fa capo alla savonese Cengio, e si registri il più alto numero di morti causati da mesoteliomi, i tumori associati all’inalazione di fibre di amianto. La Regione, dal canto suo, ha stanziato 1,2 milioni per tre anni.

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L'assessore chiederà pertanto l'intervento di tutti i parlamentari piemontesi per ottenere dal Governo la revisione della ripartizione e l'immediata assegnazione dei 14 milioni per Balangero.

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