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Monica Cerutti: "Su Fiat oltre alla fede la politica rimetta in campo gli strumenti della concertazione"

Le dichiarazioni di Sel sulla situazione Fiat

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

 

Non abbiamo più parole per descrivere lo sconcerto che ci opprime davanti alle drammatiche evoluzioni dello stabilimento Fiat di Torino Mirafiori. Le nostre preoccupazioni purtroppo giorno dopo giorno, tavolo dopo tavolo vengono confermate. Non si può essere soddisfatti del fatto che "per il momento" l'azienda non abbia deciso di chiudere lo stabilimento. Il futuro di Mirafiori non dovrebbe essere in discussione, o almeno ci dovrebbe essere trasparenza nelle scelte dell'azienda in merito. Noi continuiamo a pensare che il gruppo dovrebbe vedere nella nostra città il centro strategico per la progettazione e produzione di automobili nel nostro Paese, invece i lavoratori si trovano davanti ad un futuro estremamente incerto.
 
Accogliamo con favore le parole dell'Arcivescono di Torino Cesare Nosiglia che pregherà per i lavoratori, ma siamo convinti che oltre alla fede ci voglia soprattutto la concertazione anche politica. Da tempo chiediamo alle istituzioni di prendere posizione, di dire qualcosa, di battere un colpo. Nulla. Il 2005 con l'intervento di Comune e Provincia di Torino insieme alla Regione sembra lontano un secolo.
 
Nessuno sembra avere il coraggio di chiedere al Governo una convocazione dell'azienda volta a far chiarire il progetto industriale per l'Italia. E' latitante anche il Presidente Cota che in aula ha preso un impegno concreto in questo senso approvando un nostro ordine del giorno in merito. Capiamo che in questo momento sia impegnato a comprendere come mantenere unita una maggioranza che non riesce a tenere aperta una seduta del Consiglio regionale oltre le 16 del pomeriggio, ma l'interesse principale dovrebbe essere quello per i lavoratori.
 
Fiat ci deve dire se intende continuare a produrre in Piemonte, con quali livelli produttivi, quali e quanti modelli, quando torneranno in funzione tutte le linee di Mirafiori, cosa ha in mente per la progettazione del gruppo, se Torino sarà oppure no la testa e il cuore dell'azienda. La nostra regione deve avere la possibilità di metter in campo gli strumenti per battere la crisi e se Fiat non è intenzionata a recitare un ruolo da protagonista in questa durissima battaglia almeno lo dica. 
 
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