Giovedì, 24 Giugno 2021
Politica

Estorsione alla sindaca Appendino: l'ex collaboratore Pasquaretta rinviato a giudizio

Il processo sarà a novembre

Luca Pasquaretta, ex portavoce della sindaca di Torino, Chiara Appendino, è stato rinviato a giudizio per estorsione. Si è conclusa così l'udienza preliminare del procedimento che tra gli episodi contestati annovera una presunta estorsione ai danni della prima cittadina del capoluogo piemontese e dell'ex viceministro Laura Castelli. Il processo, che coinvolge altri sette imputati tra cui Mario Montalcini, allora vice presidente della Fondazione per il Libro e Giuseppe Ferrari, vice segretario generale del Comune di Torino, si svolgerà a novembre in tribunale e riguarda i reati di estorsione, appunto, corruzione, peculato e traffico di influenze. 

Secondo l'accusa del pm Gianfranco Colace, dopo lo scioglimento consensuale del rapporto di collaborazione con la sindaca, durato un paio d'anni, Pasquaretta avrebbe - nell'estate 2018 - minacciato rivelazioni all'autorità giudiziaria per ottenere altri incarichi lavorativi. Minacce che la procura ha raccolto tramite intercettazioni telefoniche. L'ex portavoce di Appendino ha però sempre negato qualunque accusa. La sindaca e la Castelli non si sono costituite parte civile.

Le dichiarazioni dell'avvocato

"Speravamo sinceramente - ha dichiarato l'avvocato di Pasquaretta, Claudio Strata - di poter definire almeno le imputazioni più gravi che sono mosse a Pasquaretta e cioè le estorsioni, soprattutto quella contestata come estorsione in danno di Chiara Appendino. Avevamo chiesto un approfondimento istruttorio, avevamo chiesto di ascoltare di nuovo Alberto Sacco poichè da lui vengono le dichiarazioni più rilevanti, secondo il pm e avevamo chiesto di mettere a confronto lui e Appendino, visto che lei aveva escluso di essere stata vittima di minacce e di un'estorsione. Non ha ritenuto di doverlo fare. Avremmo evitato un processo per un reato così importante che a parer mio Pasquaretta non meritava". 

E sull'ipotesi di peculato, a proposito della faccenda dei 5mila euro che Pasquaretta intascò - e in seguito restituì - per una consulenza al Salone del Libro nel 2017, l'avvocato ha aggiunto: "Luca Pasquaretta aveva richiesto solo un riconoscimento economico per quanto aveva fatto per la manifestazione letteraria: c'è stato un consiglio di amministrazione che ha deliberato di riconoscergli quella somma di denaro. In nessun modo lui ha istigato o consigliato la modalità con cui riconoscergli quel contributo: quindi anche quella ipotesi di reato è chiaramente insussistente".

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