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Esclusivo, Saitta sulle Province: "Abolite? No, ci sono ancora"

Abbiamo intervistato il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, per farci spiegare il nuovo scenario dopo la riforma Delrio. "Le Province ci sono, semmai cambia il sistema elettorale"

Abolizione delle Province? Macché. Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e dell’Upi (Unione Province Italiane) sfata il luogo comune legato alla riforma Delrio, secondo il quale su questi enti è ormai passato un deciso colpo di spugna: “Le Province ci sono ancora – ci dice Saitta –, semmai cambia il sistema elettorale: i consiglieri provinciali non saranno più eletti”. Un cambiamento solo di facciata, dunque: perché le 107 Province italiane resteranno lì dove sono, venendo semplicemente svuotate di alcune funzioni. Ma il neo più grosso di tutta questa faccenda viene identificato, da Saitta, proprio nell’assenza del voto: “Chi gestisce una comunità deve essere eletto dai cittadini – ci spiega il presidente –. Personalmente, preferirei scegliere chi mi amministra: io non sono per i nominati”.

Torino, assieme agli altri principali centri italiani, diventerà “città metropolitana”: qui, il presidente sarà il sindaco del Comune capoluogo. Il resto rimarrà pressoché invariato, con una ridistribuzione delle competenze in parte alle Regioni, in parte ai Comuni. Si può pensare, però, che questa operazione sia stata fatta in virtù di una minore spesa possibile nella cosa pubblica. “Ho l’impressione che, alla fine, non ci sarà nessun risparmio – afferma Saitta –. Se non ci fosse stato il ddl Delrio, con la spending review del 2011 avremmo comunque avuto i consiglieri dimezzati. Alla fine, facendo un conto, abbiamo un risparmio di 32 milioni annui. Però non è stato preso in considerazione quello che la Corte di Conti ha affermato: se sono stati calcolati i risparmi derivanti dalle indennità, non sono stati valutati i maggiori oneri derivati dalle ricollocazioni. Ad esempio, il personale della Regione costa in media il 20% in più di Province e Comuni; per questo, ho l’impressione che alla fine non ci sarà alcun risparmio”.

Saitta è comunque convinto dell’utilità delle Province: “Sono riuscito, come Unione delle Province Italiane, a salvare l’ente. Quando dico questo non voglio riferirmi alla conservazione di privilegi: ho piuttosto guardato direttamente a cosa succede in Europa. Ad esempio in Germania, dove le Province sono 400. Esiste ovunque un livello intermedio, che si può chiamare dipartimento o provincia, che si occupa delle competenze delle quali il singolo Comune non può occuparsi”. Semmai, Saitta esprime la sua delusione perché non è stato preso in considerazione il progetto di accorpamento: “Alla fine, come Province gestiamo 12 miliardi, ovvero l’1.26% del bilancio nazionale. Sarebbe stato opportuno andare ad intaccare il 60% della spesa pubblica dello Stato. Mi rendo conto che sono stato ottimista, ho sottovalutato non tanto il localismo, ma la potenza della grande burocrazia: l’idea di eliminare organi come le prefettura o il provveditorato alla pubblica istruzione non è potuta passare”.

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