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I personaggi di Torino: l'ex vice sindaco Tom Dealessandri

Abbiamo intervistato l'ex vice sindaco, sindacalista e attuale Presidente di Iren Mercato Spa. Ci ha raccontato la sua storia, dagli inizi della Fiat fino agli anni passati al fianco di Chiamparino e Fassino

Inauguriamo questa nuova rubrica dedicata alle storie dei personaggi che in diversi campi hanno legato il proprio nome alla città di Torino con Tom Dealessandri. Attualmente Presidente della Iren Mercato Spa, ma con un passato recente da vice sindaco di Sergio Chiamparino prima e di Piero Fassino poi, Dealessandri ha vissuto intensamente gli ultimi cinquant'anni torinesi guardando soprattutto l'aspetto lavorativo e le aziende, visto che lui ha iniziato con l'attività non politica, ma sindacale, quando negli anni '60 era un lavoratore della Fiat di Rivalta.

Tom Dealessandri da dove è partito lei per arrivare ad essere vice sindaco prima e presidente Iren poi?
Io arrivo alla politica non partendo dalla politica, ma partendo da un impegno sociale iniziato negli anni Sessanta. Sono un ex dipendente Fiat di Mirafiori e di Rivalta e ho fatto il delegato sindacale. Ero il riferimento per le trattative aziendali soprattutto in provincia di Torino, fino a quando mi hanno chiesto di fare il distacco per affrontare un problema più vasto che riguardava la zona Sud della Fiat, quindi fino a Carmagnola. Fino all'85 ho fatto parte anche del coordinamento Fiat, cioè di quelle sei persone che affrontavano l'insieme delle trattative Fiat. Tra queste è stato affrontato anche il problema della crisi petrolifera.

Tante battaglie sindacali, quali quelle che ricorda di più?
Ho fatto molte vertenze sindacali, tra cui quella del 1971 e del 1977. Forse quella che ricordo di più è risalente agli anni 1978/79. Era la cosiddetta vertenza sulla mezz'ora che prevedeva la riduzione dell'orario di una realtà davvero complessa: è stata molto complicata da affrontare. Poi l'Ottanta ha cambiato completamente lo scenario Fiat, sono stati mesi impegnativi.

Dal sindacato alla politica, un salto non da poco visto anche il ruolo assunto successivamente.
Io faccio e ho fatto poca politica. Si trattava più di amministrazione delle aziende in crisi. Penso di essere stato chiamato nella Giunta di Sergio Chiamparino perché mi sono occupato del problema della 'crisi del territorio torinese' che era dovuta alla riduzione fortissima dei lavoratori della Fiat. Per capirci meglio, in quel periodo si sono persi quasi 150 mila posti di lavoro. Nel 2001 sono stato chiamato per ricoprire il ruolo di assessore con delega al Lavoro, ma non solo. Avevo anche la delega ai Rapporti Giunta-Consiglio che solitamente ricopre il vice sindaco, solo che in quel periodo Calgaro era a metà servizio perché continuava la sua professione di chirurgo. Nel 2006 invece assumo la carica di vice sindaco.

Che differenze ci sono tra fare sindacato e fare politica?
La differenza non è tra un politico e un sindacalista. Nel mio caso io facevo pochissima politica, gestivo soprattutto dossier delle fabbriche in crisi e della possibilità o meno di trovare delle soluzioni ai problemi. In più mi occupavo delle partecipate del Comune di Torino, sia quelle profit che no profit. Posso però dire questo: da sindacalista facevo una parte che aveva un contesto specifico e dei problemi generali da affrontare, da politico e da vice sindaco in particolare non rappresenti una parte ma devi mettere assieme le parti per trovare un senso condiviso. Alla fine il governo di una città dipende essenzialmente da una condivisione del percorso e degli obiettivi e questo si realizza con i rapporti con le parti sociali e con i Consigli.

E' stato difficile entrare nel mondo della politica per chi in quel momento non ci aveva mai messo piede?
All'inizio pensavo di non essere adatto, invece devo dire che mi sono sentito a mio agio grazie al rapporto con chi mi aveva scelto e alla fiducia reciproca. Io non mi sono mai posto obiettivi, non avevo deciso di fare quello, ma anzi il mio obiettivo era fare tutt'altro. Con Fassino sono stato riconfermato anche per dare una continuità ai dossier, al lavoro fatto fino a quel momento.

Parliamo di partecipate, un argomento a lei caro. Gtt, Amiat, Sagat, Soris, Trm e diverse altre sono al centro di diversi dibattiti. Fassino vorrebbe vendere alcune quote di queste per far cassa e migliorare il servizio. Dall'altra parte c'è chi invece pensa che sarebbe deleterio. Lei come la pensa al riguardo?
C'è un principio di fondo. Se si decide di vendere è perché si vogliono mantenere e fare degli investimenti e un'amministrazione non può fare continuamente mutui. Quindi bisogna vendere e si parte dagli immobili, ma si arriva presto alle quote di partecipazione. Passando alla gestione: in questo paese la cosa è sempre un po' strana. La cosa a cui si deve mirare è la buona gestione, a prescindere dal fatto che questa sia pubblica o privata. Per far questo però ognuno deve fare quello che sa fare, il politico fa il politico e l'amministratore fa l'amministratore, in più si dovrebbero managerizzare le società pubbliche affinché funzionino come quelle private, ottenendo così lo stesso livello. Alcune aziende pubbliche torinesi ad esempio non hanno nulla da invidiare alle concorrenti private. Ma qui nasce il problema. Alle aziende pubbliche viene chiesto sempre di più: avere più servizi senza aumentare le tariffe. Ma i miracoli non succedono.

Quindi la politica attuata da Fassino al riguardo come la giudica?
Penso che al momento la scelta fatta da Torino sia la migliore perché mantiene una presenza pubblica in modo tale da controllare e contemporaneamente lascia sostanzialmente la gestione al socio industriale. Quando vengono ridotti i fondi è normale che diminuiscano anche gli organici delle partecipare.

Ha lavorato sia con Chiamparino che con Fassino. La differenza?
Dal punto di vista delle linee essenziali non c'è stato un grosso cambiamento, è stato cambiato più il rapporto di interesse verso una diversificazione della città. Una prima differenza c'è se si guarda le persone che hanno scelto perché prima si è puntato sull'esperienza, poi sono state scelte persone più giovani. Anche la figura stessa di sindaco cambia tra l'uno e l'altro. Chiamparino ha un rapporto con il territorio molto più importante di Fassino perché ha vissuto qui in questi anni. Fassino dalla sua ha un'esperienza nazionale e un livello di rapporti che nessun altro sindaco ha con Roma. Per farla breve si può riassumere dicendo che Sergio (Chiamparino, ndr) è un locale che si fa nazionale, Piero (Fassino, ndr) è un nazionale che si fa locale.

Brevemente: esito Regionali secondo lei?
Che Sergio Chiamparino ottenga più voti di qualsiasi altro secondo me è abbastanza normale. Farà ottimi risultati sia in Torino e provincia che fuori. Non viene considerato come il torinese che vuole comandare in Regione e questo farà la differenza.

Da luglio non è più vice sindaco di Torino, ma è passato alla società Iren.
Avendo fatto diverse esperienze sono stato scelto per questo ruolo, per rappresentare la parte pubblica dentro un'azienda. Anche in questo caso vale quello che ho sempre pensato. Il problema non è tanto se un'azienda ha una maggioranza pubblica o meno, il problema è che l'azienda deve affrontare come qualsiasi altra azienda il rapporto con il mercato e con i clienti. Noi dobbiamo essere efficaci, efficienti e avere livelli di competitività con il privato e non dobbiamo fare acquisti o operazioni a prescindere dai costi solo perché siamo pubblici.

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