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Rimborsi "facili" in Regione: 43 gli indagati, ci sono Cota e Bresso

E' chiusa l'indagine sui rimborsi dei gruppi consiliari della Regione Piemonte. Dei 57 politici indagati per 43 la Procura di Torino ha chiesto la non archiviazione. Questi avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere ancora sentiti dai magistrati

Dopo oltre dodici mesi di indagini, si è conclusa l'inchiesta sui rimborsi dei gruppi consiliari del Consiglio regionale del Piemonte. I numeri sono la cosa che stupiscono maggiormente di tutta la vicenda: dei 57 politici indagati dal pool di magistrati coordinati dal sostituto procuratore Andrea Beconi, per 43 la Procura di Torino ha chiesto la "non archiviazione". Solo in 14 si sono salvati e quindi per loro non andrà avanti l'iter giudiziario.

I reati contestati sono, a vario titolo, truffa e peculato, con accuse diverse da caso a caso.

NOMI ILLUSTRI - Tra i politici che hanno ricevuto la notifica di "non archiviazione" ce ne sono alcuni che pesano. Come quello del Governatore della Regione Roberto Cota, oppure quello del Presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo (ex Pdl ed oggi Gruppo Misto). Molti sono i nomi appartenenti alla maggioranza, ma non manca l'opposizione. Il nome evidenziato in questo caso è quello dell'ex Governatrice Mercedes Bresso: per lei il reato contestato è quello di finanziamento illecito ai partiti.

RIUNIONE DELLA MAGGIORANZA - Appena sono iniziate ad arrivare le prime notifiche da parte della Guardia di Finanza, la maggioranza capitanata da Roberto Cota si è riunita in una stanza per fare il punto della situazione. Oltre due ore di riunione dedicate all'inchiesta sui gruppi, oltre che all'imminente approvazione del bilancio della Regione da parte della giunta di piazza Castello, ed al tema delle Province. "Sull'utilizzo dei fondi - hanno osservato i gruppi di maggioranza - i consiglieri hanno sempre applicato in assoluta buona fede le leggi ed i regolamenti vigenti dall'inizio dell'attività della Regione".

Quello che è stato inoltre sottolineato al termine della riunione è il fatto che questo non sia un problema che riguarda solo il Piemonte, ma in tutta Italia sono oltre 17 le regioni coinvolte e quasi 300 consiglieri sotto la lente d'ingrandimento delle Fiamme Gialle.

COSA SUCCEDERA'? - Quel che potrà succedere lo si saprà meglio tra venti giorni. In queste quasi tre settimane i 43 indagati potranno chiedere di essere ancora sentiti dai magistrati o per presentare memorie. Solo trascorso questo periodo potrà essere formulata l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Come detto, invece, per i 14 esclusi dalla notifica di "non archiviazione" ci dovrebbe essere un'interruzione dell'iter giudiziario fino a qui portato avanti dalla Procura.

DIMISSIONI - Sono quelle che chiede il segretario regionale del Partito Democratico, Gianfranco Morgando, alla Giunta Cota. "E' stato confermato un ampio e grave coinvolgimento della maggioranza leghista e di centrodestra". Secca la risposta degli interpellati: "A chi parla di dimissioni o tenta goffamente di strumentalizzare una situazione che andrebbe risolta con una presa di responsabilità collettiva, ricordiamo come solo in questa legislatura, grazie a questa maggioranza ed alla presidenza Cota, siano stati praticamente azzerati i costi della politica in Regione".

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