Politica

Grattacielo della Regione Piemonte: M5S da sempre contrario

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

Sul grattacielo della Regione ci avevamo visto benissimo sin dall'inizio, fin da quando, anni fa, come "amici di Beppe Grillo" si collaborava con il Comitato No Grat. Non solo Torino non ha bisogno dal punto di vista urbanistico di realizzare grattacieli (basta riconvertire i palazzi esistenti, come successo per l'ex Sip in Corso Inghilterra), ma ne riceve anche un danno paesaggistico, architettonico, culturale.

Di più: nelle grandi costruzioni si annida la poca trasparenza politica, se non veri e propri fenomeni corruttivi. Ricordiamo che la direzione della struttura "Nuova sede Regionale" è stata tolta alla Ferreri, indagata per sospetta turbativa d'asta sui cantieri della Venaria Reale.

Qui siamo di fronte, come minimo, ad una parcella esosa, per un'operazione che lascia perplessi anche dal punto di vista immobiliare. Difficile immaginare che la Regione riuscirà a vendere le sue sedi auliche in breve tempo, realizzando buone cifre per ripagare il leasing annuale per la nuova sede. Anzi, nel 2015 rischieremo di trovarci a pagare sia il leasing, sia gli affitti delle vecchie sedi e nel frattempo organizzare un mastodontico piano di trasloco.

Bene ha fatto Cota a chiedere il parere della Corte dei Conti - a questo punto ritorna in auge il dibattito se la Corte stessa non debba analizzare i provvedimenti politici ex ante e non solo ex post, anche perché poi chi paga per i danni compiuti? -, peccato che non sia stato più coraggioso.

Noi avevamo chiesto di poter rivedere il progetto e di realizzare due edifici paralleli di altezza massima di 100 metri l'uno, come richiesto dalla delibera di iniziativa popolare approvata dal Comune di Torino anni fa.
E negli spazi in più, realizzare gli uffici e la sala del Consiglio Regionale per unire tutte le attività della Regione in un'unica sede.

Nel frattempo temiamo la nuova colata di cemento che il Comune di Torino vorrà spargere tutto intorno, mentre ancora si attendono i servizi: la realizzazione del prolungamento della metropolitana 1 a Bengasi ed il collegamento della stazione Lingotto FS all'area di cantiere, con i negozi che chiudono.

Chi vivrà, vedrà. Ma l'eredità politica in Regione Piemonte e, in particolare, a Torino si fa sempre più pesante. E le responsabilità prima o poi andranno pagate.

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