Festival del Giornalismo Alimentare, in agricoltura il Piemonte punta sui giovani

I Programmi di Sviluppo Rurale sono di supporto all'insediamento di nuove aziende

Ad oggi sono 60.150 le aziende agricole in Piemonte: 50 mila in meno rispetto a 20 anni fa e per lo più distribuite sulla collina del Torinese e in provincia di Cuneo. Per dare una mano al settore, la Regione punta sui nuovi giovani agricoltori che decidono di mettersi in attività.

Il problema del ricambio generazionale 

"Uno dei più grandi problemi da superare è il ricambio generazionale - ha confidato, a margine di uno dei tanti incontri del festival di Giornalismo Alimentare al Centro Congressi del Lingotto, Paolo Balocco, direttore del settore Agricoltura in Regione -. Nonostante il Psr (programma Sviluppo Rurale), dal 2000 abbia aiutato 5200 giovani a inserirsi, i numeri non sono esaltanti: è una questione semplicemente culturale".

Eppure i presupposti ci sono, anche solo in termini di dimensioni. Le aziende agricole piemontesi hanno infatti una superficie media di 15 ettari, decisamente maggiore rispetto a quella nazionale - 8 ettari - e a quella europea, di 13 ettari. 

Festival Giornalismo alimentare-3

Bandi più semplici 

Ma il giovane ha bisogno di supporto per intraprendere questo tipo di avventura e allora quali sono gli angoli da smussare? "Chi decide di entrare in agricoltura  - continua Balocco - deve avere opportunità di reddito e per aiutare in questo senso, è necessario non disperdere le risorse. Inoltre, semplificare i bandi affinché diventino più accessibili potrebbe essere una chiave, sebbene il contesto normativo imposto a livello nazionale ed europeo non aiuti".

A frenare i giovani - per giovani, si intendono 40enni in un ambito in cui l'età media si aggira attorno ai 55 anni - sono gli investimenti cospicui necessari ad avviare un'impresa, la burocrazia e la poca esperienza pratica.

I giovani e l'innovazione 

Ma il ricambio generazionale per il settore è necessario innanzitutto perché sono proprio i giovani ad avere un livello di istruzione più elevato, una buona propensione alla formazione e all'innovazione: tutte caratteristiche che non possono che giovare al settore. "Oggi le aziende dei giovani sono più 'aperte' e moderne - osserva ancora Balocco -. Spesso le loro attività sono anche Bed&Breakfast o fattorie agricole didattiche".

L'aiuto dei Psr

I Psr - 951 pagine che costituiscono un programma di 7 anni volto a risolvere i tanti problemi del settore nella Regione - contribuiscono ad aiutare l'inserimento dei giovani in agricoltura. Il contributo per l'insediamento è di 35mila euro e con il Psr 2014-2020, 400 giovani agricoltori hanno già completato le pratiche mentre entro la fine del ciclo, si conta che in tutto saranno 1100. Dal 2000 al 2017 sono stati circa 5500.

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  "I giovani esprimono la voglia di portare avanti la nostra agricoltura - ha commentato Marco Protopapa, assessore regionale - e la Regione vuole dare loro la possibilità di farlo, puntando sulla qualità che costa soldi e fatica.  Ricordiamoci che dietro a un buon prodotto locale, che sempre più spesso viene apprezzato all'estero, c'è anche il nostro territorio che merita di essere promosso o conosciuto".

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