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'Ndrangheta, Fassino e Di Pietro: "No al tritacarne dei sospetti"

Fassino rivendica la limpidezza delle primarie del Partito democratico, di cui parlano in un'intercettazione telefonica l'onorevole Mimmo Lucà e il capo della 'locale' di Rivoli Demasi

Il nuovo sindaco di Torino non ci sta: le primarie che sancirono la sua candidatura a primo cittadino sono state limpide: "Non sono disposto a essere messo nel tritacarne dei sospetti e dei "si dice". E non permetterò a nessuno di gettare un'ombra, ancorché lontanissima, sulla straordinaria prova che hanno dato 53 mila torinesi partecipando alle primarie". Così il sindaco di Torino Piero Fassino il cui nome compare nelle carte dell'inchiesta della Dda di Torino sulla 'ndrangheta, nella registrazione conversazione telefonica tra l'onprevole Mimmo Lucà del Pd e il capo della "'ndrina" di Rivoli Salvatore Demasi.

"Alcuni giornali - scrive Piero Fassino in una nota - oggi accostano il mio nome a personaggi e situazioni con le quali, in tutta evidenza, la mia persona e il mio ruolo non hanno nulla da spartire. In ogni caso non sono disposto a essere messo nel tritacarne dei sospetti e dei "si dice". Sono una persona per bene: lo racconta la mia storia, lo dimostrano le mie scelte".


Anche l'Italia dei Valori scende in campo in difesa dei suoi esponenti torinesi finiti, seppur marginalmente, nell'inchiesta. "L'onorevole Gaetano Porcino non ha avuto alcun tipo di rapporto, nemmeno politico, con le persone coinvolte nell'inchiesta Minotauro. Lo stesso nostro deputato ha già dichiarato di essere disponibile ad essere ascoltato dai magistrati, qualora lo ritenessero opportuno". Lo afferma il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. "E' importante - dice il leader dell'Idv - che la magistratura vada avanti fino in fondo per fare chiarezza su questa vicenda dai confini torbidi".

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