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Martedì, 24 Maggio 2022
Politica

Che fine hanno fatto i "trombati eccellenti" della politica piemontese?

Dopo aver fatto parte a lungo delle giunte Chiamparino e Bresso molti ex assessori (ma non solo) non sono stati riconfermati nelle ultime elezioni. Ora cosa fanno?

Diversi assessori della Giunta Chiamparino non sono stati riconfermati nell’ultima tornata elettorale o, in alcuni casi, le loro aspettative carrieristiche sono state ampiamente deluse. Un destino che li accomuna ai “trombati” del “governo Bresso”, alcuni dei quali hanno ormai fatto perdere le proprie tracce. Che cosa sta facendo tutta questa gente, adesso? Tutti a rammaricarsi della durezza del gioco della politica che, da un momento all’altro, ti può lasciare fuori dalla porta? Non è proprio così, anzi.

C’è, infatti, chi come Fiorenzo Alfieri non avrà particolari problemi a riguadagnare posizioni di prestigio. Dopo anni di servizio al “Sistema Cultura” cittadino, anche in veste di assessore, si riprenderà una poltrona importante all’interno dello stesso sistema. Chi se la passa peggio, invece, è  l’ex assessore regionale Andrea Bairati, in passato molto vicino alla Bresso che pareva aver la strada spianata per una fulgida carriera in politica. Ed invece il misero punteggio ottenuto due anni fa alle elezioni regionali lo ha brutalmente estromesso dai giochi, costringendolo a ripensare da capo il proprio futuro. A meno che, grazie al pasticcio delle firme truccate del centrodestra, non rientri in gioco pure la stessa Mercedes Bresso che, intanto, ha tanto tempo per dedicarsi alla passione della scrittura.

Un altro invincibile sembrava Paolo Peveraro, anch’egli voluto fortemente dalla Bresso tanto da essere costretto a lasciare la carica di assessore al bilancio comunale. Ma anche lui non ha passato la terribile prova del voto popolare e ci è rimasto malissimo tanto da non volerne più sapere della politica. Uno dei suoi fedelissimi, Alessandro Battaglino, si è dovuto “rifugiare” all’Envipark nei panni di amministratore delegato.

Dopo dieci anni di onorata attività in qualità di assessore comunale, prima all’Anagrafe e poi ai Servizi Sociali, è costretto a lasciare anche l’ex PD, ora nell’API di Rutelli, Marco Borgione che così si ridedicherà full time al suo impiego bancario. Il suo alleato Gavino Olmeo paga solo in parte i salti da partito a partito, riuscendo a strappare almeno la carica di consigliere circoscrizionale in quartiere S.Paolo. Anche per lui dieci lunghi anni in Consiglio Comunale, in qualità di esponente cattolico della Margherita, ed il ritorno alle origini: d’altronde, non poteva chiedere di più, a fronte dell’inconsistenza elettorale di API ed UDC e del privilegio dovuto a Borgione di correre per una poltrona in Sala Rossa. Certo, l’amaro in bocca ancora rimane, dato che se due anni fa non avesse vinto Cota per una manciata di preferenze, adesso si ritroverebbe consigliere regionale appartenendo al listino che sosteneva la riconferma di Mercedes Bresso.

Chi una sedia in Consiglio Comunale è riuscita ad ottenerla è Mimmo Mangone il quale, tuttavia, ha deciso di schierarsi con la flotta dei “delusi”. Dopo cinque anni da assessore sperava di essere riconfermato, ma il nuovo sindaco non ne ha voluto proprio sapere, nonostante l’insistenza dell’ex presidente del consiglio regionale Davide Gariglio che si è dovuto “accontentare”, invece, della promozione di Claudio Lubatti. L’entourage garigliano ha lavorato principalmente sulla riconferma di Mangone, ma la non raccolta di voti è servita come scusa a Fassino che non hai mai nascosto la scarsa stima nei confronti dell’ex assessore di origine calabrese. Quest’ultimo, certo, non si accontenterà della presidenza della commissione sul Lavoro appena assegnatagli e probabilmente punterà al c.d.a. di qualche azienda partecipata (AMIAT?).

Nella squadra dei “delusi”, in realtà, ci starebbe meglio Juri Bossuto che, dopo vent’anni d’incarichi politici anche fuori città, si trova disoccupato a causa delle batoste elettorali rimediate prima alle regionali e, solo qualche settimana fa, alle comunali. Il “tesoretto” accumulato nei quinquennio da consigliere regionale (almeno 10 mila euro di stipendio mensile) non è poi così cospicuo come si potrebbe immaginare, visto che in Rifondazione ogni eletto deve passare alle casse della segreteria almeno il 40% della propria retribuzione. Il “compagno” Vincenzo Chieppa, invece, dall’illusione della poltrona in Consiglio Regionale (era nel listino pro Bresso) è passato alla sedia reale della Circoscrizione 10. Mentre Vittorio Agliano, sempre di area comunista, è passato da presidente a consigliere della 6.


Non riconfermato come assessore è pure Alessandro Altamura il cui curriculum da presidente del Consiglio Comunale e, poi, da assessore al commercio non è servito a convincere Fassino. Ma si consolerà probabilmente, oltre che con la presidenza della commissione Bilancio, con la massima poltrona di “Turismo Torino”: non male. Sono diventati ex-assessori cittadini anche Marta Levi, Maria Grazia Sestero e Mario Viano. Quest’ultimo è ritornato in Regione come funzionario. L’ex assessora alla viabilità Sestero, invece, per ora risulta ancora consigliera del consorzio dell’ “Agenzia per la Mobilità Metropolitana” retto, tra l’altro, dall’ex “verde” Giovanni Nigro. Per Paolo Chiavarino, infine, niente elezione con i Moderati e decadimento della carica di consigliere del CAAT. Nessuno gli può togliere, però, la carica di assessore al bilancio al Comune di Rivoli.

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