Elezioni comunali 2021 Mirafiori Nord / Corso Enrico Tazzoli

Il fantasma dello stabilimento di Mirafiori aleggia su Torino, Lo Russo: "Emergenza per il prossimo sindaco"

Al dibattito presente anche Angelo D'Orsi

"Paolo Damilano quando dice che il suo obiettivo è fare in modo che gli immigrati possano avere il tartufo e il barolo, dimostra la sua non conoscenza reale di quella che è la problematica principale della nostra città, che è quella dei posti di lavoro", a dirlo è Stefano Lo Russo e lo ha fatto a pochi metri da quello che è ormai diventato un luogo simbolo della decadenza industriale della città. La Porta 2 di Mirafiori. 

Uno stabilimento, quello di Mirafiori, che è stato raffigurato dalla Fiom come un grosso fantasma che aleggia sulla testa dei torinesi: 3 milioni di metri quadri di superficie che un tempo hanno garantito crescita e prosperità alla città e che oggi invece sono la fotografia plastica della crisi economica di Torino. Crisi che Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom ed ex senatore, circoscrive con i numeri: il tasso di disoccupazione giovanile è dell'8% e Torino è la 58esima città in Italia per tasso di disoccupazione. 

Numeri con i quali dovrà fare i conti il prossimo sindaco di Torino; sindaco che dovrà fare i conti anche con quel grosso fantasma che aleggia sulla città. "Questa è una questione che riguarda la vocazione industriale della nostra città e di migliaia di famiglie; il sindaco deve entrarci a piedi giunti. Deve rappresentare l'emergenza che deve affrontare la prossima amministrazione", spiega Stefano Lo Russo, candidato sindaco del centrosinistra che poi lancia la stoccata al grande assente della mattinata. 

"Io sono molto irritato dall'assenza di Paolo Damilano al dibattito di oggi perché credo che sia mancanza di rispetto dell'intelligenza delle persone evitare di parlare di cosa si pensa di fare delle politiche industriali. Lo è sempre, ma lo è a maggior ragione se si è parte ed esponente politico di un partito che esprime il ministro dello Sviluppo Economico. Il rispetto dei torinesi passa anche dal metterci la faccia e dire con chiarezza cosa si intende di fare", continua Stefano Lo Russo. 

Chiarezza che non manca ad Angelo D'Orsi, candidato sindaco di Sinistra in Comune, PCI e Potere al Popolo alle prossime elezioni comunali. Torino per D'Orsi è vittima di amministrazioni passate che non hanno chiesto conto alla Fiat di quelle che sono state le sue scelte industriali: "Il Comune ha responsabilità che dipendono dalla capacità di trasformare potenzialità in cose fatte. Negli ultimi cinque anni questa amministrazione comunale non ha fatto nulla di quello che si poteva fare, ma non posso dimenticare neppure le frasi di Chiamparino e Fassino quando dicevano che stavano con Marchionne e non con gli operai di Mirafiori". Poi D'Orsi ha definito una baggianata pensare che la città possa essere rilanciata attraverso il turismo e ha definito le Olimpiadi del 2006 come l'inizio della catastrofe. 

Cosa fare dunque? La ricetta di Stefano Lo Russo parte dalla convocazione di un tavolo con le parti sociali della città per siglare un 'patto per Torino': "Da troppi anni una certa politica ha delegittimato in modo scientifico sindacati, associazionismo e partiti in modo funzionale a un sistema che limita la democrazia", ha detto il candidato del centrosinistra. Le suggestioni per cercare di indurre Stellantis a mettere nuovamente al centro del suo progetto lo stabilimento di Mirafiori sono tante, dalla produzione delle auto elettriche fino a quella dei microchip da parte di Intel, ma la sensazione è che in tutta questa partita il ruolo più importante lo dovrà giocare quel 'sistema Torino' che cinque anni fa fu il principale avversario del Movimento 5 Stelle di Chiara Appendino. 

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