Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Dossier, vecchi post e la minaccia di abbandonare il palco: al confronto scintille tra Lo Russo e Damilano

Verso il ballottaggio

A quattro giorni dal voto per il ballottaggio gli animi dei due candidati cominciano a scaldarsi e così sul palco della Nuvola Lavazza, al confronto organizzato dal quotidiano La Stampa e moderato dal direttore Massimo Giannini, viene data vita al dibattito più acceso e nervoso della campagna elettorale. Dossier, post antichi di cinque anni e anche la minaccia di abbandonare il palco prima della conclusiva stretta di mano. 

Paolo Damilano, che da pochi giorni a questa parte ha cambiato registro e guarda all'elettorato della destra torinese, si porta sul palco un dossier. Poche pagine sulle quali ci sono le prove del disastro che a suo modo di vedere avrebbe provocato il centrosinistra nei suoi anni di Governo: "Il centrosinistra ha lasciato Torino sull'orlo del pre-dissesto, con la più grande occupazione abusiva d'Europa, una gestione fallimentare dei campi rom e della cultura", dice il candidato del centrodestra riferendosi all'amministrazione Fassino. Campi rom, immigrazione e sicurezza che sono anche diventati i temi forti degli ultimi giorni della sua campagna elettorale. 

Un attacco duro quello di Paolo Damilano che però viene parato da Stefano Lo Russo con un colpo di scena: il candidato del centrosinistra rispolvera un post su facebook di Damilano nel quale definiva Piero Fassino una persona di grande professionalità, lealtà e umanità. "Deduco che abbia cambiato idea", commenta Lo Russo che da quel momento in avanti non risponde più agli attacchi dell'avversario dirigendo la discussione nel merito delle questioni amministrative. 

Tutto fila più o meno liscio fino al momento in cui Massimo Giannini chiede ai due un parere sull'assalto alla CGIL di Roma guidato da Forza Nuova. È a questo punto che Paolo Damilano, dopo aver preso le distanze da quegli attacchi, minaccia di abbandonare il palco durante la risposta di Stefano Lo Russo. Si sente nel mirino, attaccato, dice che non può annunciare la Giunta perché chi dovrebbe comporla ha paura di esporsi, e poi accosta le violenze di Roma a quelle dei No TAV. 

Lo Russo, che però non aveva puntato il dito sulla persona di Damilano, dal canto suo si dice preoccupato dal clima che si sta generando nel Paese e dal fatto che Fratelli d'Italia, seppur prendendo le distanze, lo abbia fatto, a suo avviso, con ambiguità. Ambiguità che, sostiene il candidato del centrosinistra, non dovrebbe esserci perché tutte le forze politiche dovrebbero essere unite nell'isolare chi fa violenza. 

In mezzo a tutto questo le risposte a quesiti puntuali sui temi della città. Dalla gestione di GTT e del trasporto pubblico, al futuro dei Murazzi, passando per le politiche che sono rivolte ai giovani o al mercato del libero scambio. I due propongono la propria visione. Lo Russo, anche per deformazione professionale e vista la sua esperienza amministrativa, cita il programma e snocciola l'elenco di quel che farà se diventerà sindaco; Damilano rimane in superficie e prova a offrire risposte di visione, senza risparmiarsi un'ultima stoccata all'avversario quando gli da del 'professore'. 

Mancano quattro giorni e i nervi sono sempre più tesi. 
 

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