Ru486, il manifesto elettorale di Silvio Viale fa infuriare la Lega

L'immagine del consigliere radicale del Pd con in mano il farmaco abortivo, non è stata gradita dal capogruppo del Carroccio Fabrizio Ricca. Ma Viale si difende: "E' tutto legale"

Il manifesto elettorale di Silvio Viale ha fatto imbufalire la Lega Nord. L'immagine che si vede in giro per la città del candidato radicale nella lista del Partito Democratico alle prossime elezioni comunali di Torino, lo ritrae infatti in camice bianco mentre tiene in mano tre scatole di Mifegyne, la famosa pillola abortiva Ru486.

"Come noto - attacca Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale - , successivamente al recepimento della direttiva europea, in Italia la pubblicità rivolta al pubblico dei farmaci con obbligo di prescrizione medica è vietata. Oltre ad essere illegale, personalmente considero presuntuoso che il collega Viale pubblicizzi se stesso e il medicinale sui manifesti elettorali".

Com'è risaputo, Viale ha conquistato, dopo aver avviato la sperimentazione al Sant'Anna di Torino, dove lavora come gineologo, la legalizzazione della RU486, la pillola che causa l'aborto farmacologico, alla quale possono accedere ora decine di migliaia di donne. 

Il fatto che sul manifesto, dove a destra domina la scritta in rosa "un medico dalla parte delle donne", lui compaia con il farmaco in mano ha fatto scatenare la polemica: "Non è che il collega Viale venga finanziato per la sua campagna elettorale, nonché pubblicitaria, direttamente dalla casa produttrice del farmaco? - ha lanciato Ricca - O che i suoi manifesti elettorali siano un modo per pubblicizzare una sua sperimentazione eludendo le normative italiane? Tutto mi lascia presupporre di si. Pertanto chiedo che che il PD faccia ritirare tutti i manifesti illegali”.

Ma Silvio Viale fa spallucce e rispondendo alle frecciate, sceglie di sorridere: "Le accuse del collega Ricca sono abbastanza fantasiose - ribatte - : capisco che alla Lega possa dar fastidio che io ostenti un farmaco che secondo loro avrebbe dovuto marcire negli armadi, ma tutto questo è assolutamente legale. Evidentemente non sono ferrati in normative europee".

Sul fatto di farsi fotografare con il farmaco, non la ritiene poi una scelta presuntuosa: "Se faccio il medico non posso nasconderlo - continua - e poi questa è una questione estremamente politica".  Il suo prossimo obiettivo, se sarà rieletto, sarà infatti quello di chiedere l'abolizione dell'obbligo di ricovero di tre giorni dopo l'assunzione della Ru486: "Un obbligo che esiste solo in Italia - conclude Viale - e che nessuno rispetta".

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