Martedì, 27 Luglio 2021
Elezioni comunali 2011

Rosanna Becarelli, l'unica donna in corsa per la poltrona di Chiamparino

Piero Fassino e Michele Coppola, ma non solo. Sono tanti i protagonisti della campagna elettorale per le Comunali. Abbiamo intervistato Rosanna Becarelli, candidato sindaco per Coscienza Comune

Rosanna Becarelli è candidato sindaco per Coscienza comune. Attualmente lavora come direttore sanitario presso l'ospedale San Giovanni Vecchio di Torino. E' l'unico candidato donna alla poltrona di primo cittadino. L'abbiamo intervistata.

Perchè ha deciso di candidarsi a sindaco di questa città?

Perchè le donne devono fare qualcosa. Non abbiamo più il diritto di lamentarci. E' arrivato il momento di assumerci il compito di gestire la cosa pubblica.

Qual è il primo gesto che farebbe, da sindaco?
Aprire le porte del Comune. Togliere tutti quegli inutili controlli, che sono un residuo della stagione delle BR, e ascoltare le idee dei cittadini. Perchè la gente ha un mucchio di idee, che vanno valorizzate. Non è una cosa impossibile: il giardino del Comune di Stoccolma è aperto, le persone vanno a prendere il sole, il sindaco esce a bere il caffè con i cittadini. Vorrei fare il sindaco come ho fatto il direttore sanitario: occupandomi delle relazioni fra le persone.

Ecco. In che modo pensa che il suo ruolo attuale influenzi la sua attività politica?
Lavorare nella sanità mi ha portata ad una consistente riflessione teorica sull'organizzazione. Ridurre le conflittualità, permettendo alle persone di gestire i conflitti, in un ospedale si traduce in più salute. Avanzo l'ipotesi che questo, applicato alla città, possa avere gli stessi risultati.

Come immagina Torino?
Come un giardino, dove le persone siano valorizzabili come fiori. Non c'è differenza fra l'armonia della natura e quella della città.

Da due mesi è presente un archivio dei testamenti biologici dei torinesi: cosa pensa di questo progetto?
La Società Italiana di Anestesiologia ha pubblicato di recente dei dati, da cui si evince che nella maggior parte dei casi sono gli anestesiologi a decidere di staccare la spina. E' un carico terribile sulla coscienza personale. Gli operatori sanitari non possono essere lasciati soli. Soltanto un equilibrato rapporto nell'alleanza terapeutica permette a ciascun cittadino di decidere e trovare un operatore che lo aiuti, il più liberamente possibile. Normare la questione per legge è un errore metodologico. Nessun individuo deve essere costretto a sopportare il prevalere della macchina su una vita che non  ha più dignità.

A Torino, trovare casa, per molti, soprattutto giovani, è un problema. Cosa pensa di fare per risolvere la situazione?
Ci sono anche molti anziani, che vivono soli, spesso in case troppo grandi. Una possibile soluzione è la coabitazione: risolverebbe il problema abitativo e contemporaneamente quello della solitudine. L'organizzazione dell'incontro fra domanda e offerta spesso non è nella capacità degli utenti. Per questo il Comune dovrebbe farsi tramite fra le diverse esigenze. In questo modo si coniugherebbe solidarietà ed economia reale: il Comune diventerebbe un presidio avanzato nella ricognizione degli alloggi sfitti, e delle condizioni di vita. Si creerebbero dei circoli viziosi, ma presidiati.

Nel palazzo qui davanti [siamo nei giardini Giolitti] è presente una comunità basata sul vicinato sociale.
Certo, di Acmos, la conosco. Mi sembra un'ottima iniziativa, crea incontro. Il cohousing e i progetti di vicinato sociale vanno incentivati, contribuirebbero a rigenerare il tessuto sociale della città: si mescolerebbero energia, entusiasmo, gioventù, a saggezza, sapienza, rivalutazione degli antichi mestieri. I giovani potrebbero beneficiare dell'eredità spirituale degli anziani. Si potrebbe arrivare ad adottare un anziano, così come si adotta un bambino. E la casa sarebbe il punto di partenza per creare occasioni d'incontro.

Solo il 37% dei bambini torinesi ha la possibilità di accedere ad un asilo nido. Come far salire la percentuale?
La risposta potrebbero essere gli asili aziendali, ma anche quelli negli ospedali, che potrebbero disporre di competenze interne. Anche l'asilo familiare è una risorsa, si potrebbe sostenere chi mette  a disposizione i locali, e fare delle ricognizioni sulle competenze (pedagogiche, sanitarie eccetera) impiegabili. Gli strumenti dell'economia reale possono aiutare, attraverso istituzioni che gestiscano la reciprocità, come le banche del tempo. Il salario di cittadinanza, per casalinghe, anziani e soggetti deboli può diventare un riconoscimento di competenze altre rispetto a quelle comunemente retribuite.

Il bilancio del Comune non è floridissimo. Dove taglierebbe, per farlo rientrare?
Niente. Non taglierei niente, investirei. Il sindaco di un comune calabrese, dove la percentuale di immigrati era molto alta, ha semplicemente coniato una moneta con l'effige di Gandhi e Martin Luther King. L'ha distribuita ai migranti, e questo ha fatto rinascere l'economia del paese. Non ci vuole molto: basta un foglio con l'indicazione del valore al portatore.

Cosa pensa del nucleare?
E' costosissimo, i costi non sono compensati dalla produzione di energia, i costi di dismissione sono altissimi. In più, è pericolosissimo. Credo si debba far valere il principio di cautela, che è valido negli ospedali, e dire di no.

Della privatizzazione dell'acqua?
L'acqua è un bene primario, e deve rimanere pubblico.

Negli ultimi anni l'essere città universitaria è diventata sempre più una cifra identitaria di Torino. Cosa farebbe per valorizzare questo lato della città?
Abbiamo un Politecnico che è un polo di eccellenza, e oltre che luogo formativo, può diventare un motore economico. Abbiamo un'idea di salute, che è poco costosa, molto produttiva, e si basa sull'idea di umanizzazione. Il nostro modello è Patch Adams, che ha aperto 140 progetti in zone di povertà. La salute parte dalle buone relazioni, che a loro volta partono da una teoria. Bisognerebbe studiare nuovi modelli di salute, e far diventare Torino un punto di riferimento mondiale.

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