Elezioni comunali 2011

Asili nido, scuola, università: la Torino che verrà secondo Fassino e Coppola

Confronto tra i candidati sindaci alla Fondazione Agnelli. Al centro del dibattito, dal titolo "Studiare a Torino", il futuro dei percorsi educativi sotto la Mole Antonelliana

Il clima è di generale concordia, al confronto fra Michele Coppola e Piero Fassino, candidati sindaco, presso la Fondazione Agnelli. “Studiare a Torino” è il titolo dell'iniziativa, incentrata sul tema dell'educazione - tema fondamentale, come riconosciuto nella presentazione da John Elkann, ospite del dibattito. Mario Calabresi, introducendo i candidati, ha ricordato come le competenze dei Comuni coprano solo parzialmente il percorso educativo. Alle amministrazioni locali spetta soprattutto il compito di costruire un ambiente favorevole all'istruzione.

Primo tema fondamentale: gli asili nido, che ad oggi permettono l'accesso soltanto al 37% dei bambini torinesi. Nonostante, come ricordato da Coppola, questo superi la soglia del 33% segnata dai parametri di Lisbona, è necessario fare di più. Le soluzioni non differiscono di molto, nella sostanza: sia Coppola che Fassino concordano nel delegare parte della gestione degli asili nido ai privati. Il primo pone l'accento sulla competitività, a cui gioverebbe l'introduzione di nuovi soggetti (ad esempio nella gestione delle mense scolastiche). Il secondo affiderebbe il compito soprattutto a soggetti confessionali, e all'imprenditoria: non solo ripetendo la fortunata esperienza degli asili nido ospitati dalle grandi aziende, ma introdudendo delle strutture interaziendali, create da reti di piccole imprese. Sempre secondo Fassino, l'asilo nido non dovrebbe essere a richiesta, ma diventare un “servizio universale”, entrando così nel percorso formativo dell'obbligo. Sul tema dell'integrazione dei bambini stranieri, i binari corrono paralleli: è importante che imparino l'italiano, e che lo imparino i loro genitori. In proposito, è fondamentale l'azione di soggetti come le fondazioni.

Tuttavia: come ricavare i fondi necessari, partendo da un bilancio non esattamente florido, come quello torinese? Secondo Fassino la situazione non è così drammatica. Il debito è da investimenti, e non da spesa corrente – debito a cui si potrebbe facilmente ovviare tramite un piano di rientro pluriennale, senza tagliare nuovi investimenti. Coppola lo contraddice: come dimostrato dall'assessore Viano, le alienazioni apparentemente destinate a finanziare gli investimenti, si tradurrebbero nella pratica in un aumento non accettabile della spesa corrente. Alcuni esempi: la biblioteca progettata dall'architetto Bellini, per il cui progetto sono stati spesi 19 milioni di euro, a fronte della mancata realizzazione, e l'Arena Rock, ormai inutilizzata tranne che per (nobili) scopi umanitari. Un punto di attrito essenziale riguarda la possibilità di ricavare fondi dalle municipalizzate: secondo Fassino la vendita di alcune quote di minoranza rappresenta una possibile fonte di liquidità, mentre per Coppola la (pericolosa) vendita di tutte le quote arriverebbe al massimo a coprire 350 milioni di euro, inutili per il bilancio.


L'ultimo nodo è l'università. Una lettera inviata a febbraio a La Stampa proponeva, provocatoriamente, di ospitare i 220mila studenti inglesi che non potranno permettersi di frequentare l'università nel loro Paese. Da cui, la questione: come attrarre nuove intelligenze a Torino? Secondo Fassino, Torino dovrebbe pensarsi città universitaria, per poi agire come tale, con un'azione di contorno che favorisca la vita universitaria: trasporto pubblico notturno, soluzioni abitative per chi viene da fuori, corsi in inglese. Coppola sottolinea come 55mila appartamenti a Torino siano ad oggi sfitti, e come la vocazione universitaria della città sia rimasta, fino ad oggi, silente. Propone la creazione di un istituto per la ricerca tecnologica, che attiri menti da altrove. Ricorda l'interesse della Regione in merito alla Città della Salute e della Scienza, che non deve essere solo un'ottimizzazione edilizia, ma anche un'opportunità di crescita che attiri risorse di ricerca – istituti farmaceutici, e di ricerca per le biotecnologie.

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