DL istruzione, Chimienti: “50 emendamenti M5S dichiarati inammissibili”

Solo la scorsa settimana è stato approvato in aula un decreto sul femminicidio che conteneva provvedimenti in materia di province e di militarizzazione dei territori a rischio (TAV). E oggi vengono a raccontarci che la questione delle classi pollaio non ha a che vedere con l'art. 4 del decreto che parla di tutela della salute nelle scuole!

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

Sono ben 50 gli emendamenti presentati dal M5S al Decreto Istruzione e dichiarati inammissibili dal presidente della Commissione Galan (PDL). 50 emendamenti su 163, dunque poco meno di un terzo, non verranno neppure discussi in Commissione Istruzione. Su molte delle dichiarazioni di inammissibilità il M5S ha presentato ricorsi alla Presidenza, che però sono stati respinti.

"Solo la scorsa settimana è stato approvato in aula un decreto sul femminicidio che conteneva provvedimenti in materia di province e di militarizzazione dei territori a rischio (TAV). E oggi vengono a raccontarci che la questione delle classi pollaio non ha a che vedere con l'art. 4 del decreto che parla di tutela della salute nelle scuole! - dichiara Chimienti - O ancora, rendono inammissibile l'emendamento all'art. 5 (potenziamento dell'offerta formativa) per ripristinare le ore di latino falcidiate dalla Gelmini nei licei, dicendo che non è materia disciplinata dal decreto... Forse abbiamo sbagliato noi a presentare emendamenti attinenti alla scuola in un decreto che si chiama "decreto scuola".
"Come si può non considerare attinente a un decreto che reca il titolo "misure urgenti in materia di scuola", un emendamento che risolverebbe una volta per tutte una delle più grandi urgenze della scuola italiana e cioè la gravissima questione del sovraffollamento delle classi? E' evidente che il Governo si sta arrampicando sugli specchi e mira a non far approdare in aula i nostri emendamenti: in quel caso, ancora una volta, la maggioranza sarebbe costretta a spiegare ai cittadini e all'opinione pubblica il perché di un voto contrario ad un emendamento che risolverebbe finalmente la situazione.

Di fronte a questi giochi procedurali e all'utilizzo di cavilli pretestuosi, è evidente che manca la volontà politica di far ripartire sul serio l'istruzione pubblica del nostro Paese, e che le parole altisonanti di Letta e del Ministro Carrozza sono semplici proclami".
Silvia CHIMIENTI

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