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Carceri piemontesi affollate, il 45% dei detenuti è straniero

Lo rivela il rapporto Antigone

"In Piemonte la presenza di detenuti stranieri nelle carceri è molto più elevata della media nazionale". A rivelarlo Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti, alla presentazione del XIII rapporto nazionale realizzato dall’Associazione Antigone, sulle condizioni di detenzione nelle carceri con particolare attenzione ai dati che riguardano la nostra regione.

Dati allarmanti 

“Sui circa 4.000 detenuti oggi presenti nelle 13 carceri regionali, circa il 45% sono stranieri mentre la media nazionale è del 34%. Alcuni istituti - ha dichiarato Mellano - sono molto al di sopra di questa percentuale: il 66% a Cuneo, il 63% a Biella, il 57% ad Alessandria Don Soria, il 55% a Vercelli e il 52% a Fossano.

Intervenire sulla legge Bossi-Fini appare dunque necessario e urgente anche nella vita quotidiana delle comunità carcerarie: proprio sulle questioni penitenziarie e sulla gestione degli stranieri - ha aggiunto - si è concentrata l'attenzione critica della Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo in riferimento al nostro Paese”. 

All’incontro sono intervenuti il coordinatore e l’osservatrice dell’Associazione Michele Miravalle e Perla Allegri, ricercatori universitari e i garanti dei detenuti del Comune di Alessandria Davide Petrini, professore all’Università del Piemonte Orientale, e della Città di Torino Monica Cristina Gallo. Presenti anche il direttore del carcere di Torino Domenico Minervini, la vicepresidente del Consiglio regionale Daniela Ruffino e i consiglieri Gian Paolo Andrissi, Stefania Batzella e Francesca Frediani.

Sovraffollamento e necessità di nuovi progetti educativi 

“Il sistema delle carceri piemontesi è saturo e non vi sono posti disponibili per ospitare nuove persone nelle carceri piemontesi - ha sottolineato Miravalle -. Il sovraffollamento piemontese (intorno al 101%) è leggermente inferiore al dato nazionale che è del 113%. Ma si tratta di numeri in crescita, che potrebbero aggravare la situazione nel prossimi mesi".

I garanti Petrini e Gallo hanno sottolineato la necessità di progetti di educazione, istruzione e formazione professionale e di personale e fondi per sostenerli affinché l’esperienza del carcere possa essere un’occasione di rieducazione e reinserimento sociale.a livello regionale colpisce la mancanza di educatori e operatori che si occupano del reinserimento delle persone detenute. 

"Nella casa circondariale di Torino - ha sottolineato Allegri - ogni educatore deve seguire una media di 108 persone, numeri che pregiudicano il successo di qualsiasi percorso educativo”.

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