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Torino, la proposta della destra: daspo urbano per spacciatori, ubriaconi e parcheggiatori abusivi

Cosa è, chi colpirebbe e che aree sarebbero coinvolte

Daspo urbano per spacciatori, ubriaconi e parcheggiatori abusivi. È quanto chiedono gli esponenti torinesi di Fratelli d'Italia che da un paio di settimane a questa parte stanno raccogliendo le firme per presentare al Comune di Torino una proposta di delibera per modificare il regolamento di polizia urbana della città. Ma cosa è il Daspo urbano? È un provvedimento che consentirebbe l'allontanamento da determinate aree urbane di quei soggetti che in modo continuativo sono protagonisti di reati o degrado territoriale. 

Chi potrebbe essere coinvolto dal Daspo urbano: "Tutti coloro che delinquono con reati connessi al degrado territoriale", spiega Maurizio Marrone, assessore regionale ed esponente di Fratelli d'Italia, "Lo spaccio di droga sicuramente è la fattispecie di reato più grave, ma anche i bivacchi, i parcheggiatori abusivi, l'accattonaggio molesto. Questi sono tutti fattori che vanno a limitare la libera fruizione degli spazi comuni da parte dei cittadini onesti". 

L'inserimento del Daspo urbano all'interno del regolamento di polizia municipale consentirebbe alla questura di allargare l'applicazione delle sanzioni anche al di fuori dei reati di spaccio. "Il Daspo che può applicare autonomamente il questore è molto più restrittivo, mentre quello che potrebbe essere disposto dal sindaco per mezzo della polizia municipale potrebbe estendersi a tutti i soggetti che portano degrado e delinquono sui territori sensibili". 

In realtà la questione è vecchia e risale al 2019 quando Chiara Appendino, all'epoca sindaca, firmò, insieme a Regione e Prefettura, un protocollo per la sicurezza integrata: "Il Comune di Torino quando era sindaca Appendino si era impegnato nel protocollo del 2019 sulla sicurezza integrata a inserire il Daspo urbano nel regolamento di polizia municipale, come ha già fatto il Comune di Milano con il sindaco Beppe Sala. La sindaca Appendino però non ha mai ottemperato e nei primi mesi di mandato di Lo Russo non abbiamo visto nessun segnale in tal senso. Sarebbe invece uno strumento utile perché consentirebbe alle forze dell'ordine di applicare sanzioni anche di arresto". 

Il Daspo urbano infatti permette alla questura di disporre il divieto di accesso di determinati soggetti a una o più delle aree cittadine, prevedendo anche l'arresto fino a due anni in caso di contravvenzioni del divieto. 

Tra le aree per le quali potrebbe essere previsto il Daspo urbano - oltre ai luoghi sensibili come scuole, parchi, aree verdi, solo per citarne alcune - nella proposta di Fratelli d'Italia sono presenti le aree più problematiche della città da nord a sud: la zona ex-Gondrad, piazza Santa Giulia e via Balbo, corso Giulio Cesare, Ponte Mosca, i giardini Madre Teresa di Calcutta, via Ormea, la zona del centro commerciale del Lingotto o del mercato Bengasi, il parco Colonnetti, il Rondò della Forca e il quartiere di Parella Sud-Ovest. 

"Abbiamo preso spunto da Milano", spiega Marrone, "La legge cita luoghi sensibili come le scuole e i giardini, ma ci sono aree urbane nella nostra città come la singola piazzetta, lo slargo o determinate vie che anche se non hanno punti sensibili vicino sono ricettacolo di spaccio, delinquenza e degrado ed era giusto andarle a individuare in modo puntuale". 

La garante dei detenuti a margine della presentazione della relazione annuale sulla condizioni delle carceri si è espressa in modo critico sullo strumento del Daspo: "Noi riteniamo che questa sia una misura di prevenzione perché il problema è che le reiterazioni di certi reati di territorio nascono dalla sensazione di impunità che spesso la microcriminalità sente di avere. Questo è uno strumento utile che era stato introdotto dai decreti sicurezza e anche i Governi successivi - Conte-bis e Draghi - non l'hanno abrogato, quindi non si capisce perché se può andare bene per l'amministrazione di centrosinistra di Milano non possa andare bene per un'amministrazione che ha lo stesso colore politico a Torino". 

Al momento sono state raccolta 300 firme e ne devono essere raggiunte 500, poi Fratelli d'Italia avrà a disposizione tre mesi per depositarle. A quel punto il testo verrà vagliato in commissione comunale e poi in consiglio comunale. 

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