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Cultura, Pentenero (Pd): "Cota rispetti gli impegni, a rischio la cultura"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

Pensare che il teatro come altri settori della cultura possano reggersi solo sullo sbigliettamento vuol dire non sapere di che cosa si sta parlando. Certamente è comprensibile che il Presidente Cota faccia una riflessione sulle politiche culturali alla luce dei dati dell’attuale bilancio, ma non dovrebbe dimenticare che il sistema culturale piemontese poteva contare su circa 130 milioni di euro, mentre ora il budget è stato ridotto a 46 e la norma della legge finanziaria che portava le risorse a 72 milioni non è finora stata rispettata. Quindi, oltre a non promettere nuovi tagli rispetto a quelli previsti la Giunta dovrebbe mantenere gli impegni presi.

Concordo sul fatto che non si devono dare contributi a pioggia con i quali non si fanno iniziative di qualità, ma fino ad oggi non abbiamo ancora visto un provvedimento legislativo, normativo o di programmazione in grado di farci comprendere come si intende rivedere il sistema e come si intende finanziarlo. La proposta di legge presentata dal PD non è stata presa in considerazione e per ora continuiamo ad assistere ad annunci da parte di Cota e dei suoi Assessori  senza nessuna decisione concreta. In questi due anni e mezzo di amministrazione regionale abbiamo chiesto più volte al Presidente di interloquire con il sistema cultura, in considerazione del fatto che si è verificata una significativa riduzione delle attività (l’Agis ha denunciato la drastica diminuzione delle ore-lavoro) e quindi un grave problema occupazionale, senza dimenticare l’impatto sull’indotto. Evidentemente un settore che rappresenta tre punti di Pil nell’economia regionale non è considerato degno di un serio confronto.

Si possono anche chiedere sacrifici alle istituzioni culturali, ma pensare che teatro e lirica si autofinanzino significa avere in testa un’idea di cultura rivolta solo alle persone facoltose e non certo accessibile a tutti. E’ poi è sbagliato dimenticare le notevoli attività culturali che in questi anni si sono sviluppate nei territori e che hanno visto crescere associazioni e compagnie: esperienze minori, certo, ma vitali e importanti. La Regione ha fornito a queste realtà strumenti per crescere e ora non si possono abbandonare del tutto, anche a fronte delle difficoltà finanziarie dei Comuni, perché questo comporterebbe una desertificazione culturale del Piemonte finendo per rendere ‘torinocentrica’ l’offerta culturale e pregiudicando quanto di valido è stato fatto nel resto del Piemonte.

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