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Cene e regali di nozze: tutte le spese contestate a Cota

Il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota travolto dallo scandalo Rimborsopoli: per lui, le spese contestate ammontano ad oltre 25mila euro

Le spese contestate ci sono, e sono tante. 25.410 euro non giustificabili, che gravano su Roberto Cota, governatore della Regione, e contribuiscono ad ipotecare il futuro della giunta, travolta dallo scandalo Rimborsopoli. Nello specifico, si contestano al governatore spremute coperti al ristorante, una valigia e un dvd, una cornice e un libro antico, un regalo di nozze e dei tartufi. E poi altro, dalla pasticceria alla grappa.

Roberto Cota, sul suo sito, dichiara: “D’ora in poi agiremo in sede civile e penale contro queste ripetute fughe di notizie manipolate, peraltro la pubblicazione dimostra anche la provenienza illecita di questi documenti”. Ma ormai la notizia è stata data. E, come si apprende da La Stampa, si possono scoprire gran parte delle spese contestate. Sempre da La Stampa si apprende che Cota, davanti al procuratore Gian Carlo Caselli, aveva dichiarato che le ricevute erano in gran parte sue: “Io davo gli scontrini alla mia segretaria. Lei confrontava tali scontrini con la mia agenda e scartava le spese che non avevano a che fare con la mia attività politica. Quando dico che non tutti gli scontrini potrebbero essere miei, non dichiaro che ho presentato scontrini di altri, ma solo che nel costo indicato vi sono compresi i costi sostenuti da me a vantaggio di altri, collaboratori o personale della scorta”.

Poi la Guardia di Finanza si è messa al lavoro per confrontarei tabulati telefonici, scoprendo che in molti casi Cota non era nei luoghi nei quali sono stati emessi gli scontrini. In 115 casi su 592 non c’è corrispondenza con la cella relativa, smentendo così le parole del governatore. Cota, come si apprende da Stampa, afferma che “Alle volte non ho chiesto io il rimborso di costi da me sostenuti, ma è stata la mia segretaria ad attingere denaro del gruppo per fare gli acquisti per me”. E la segretaria, a verbale, riferisce:  “Il presidente Cota, a scadenze temporali variabili, mi consegnava una cartellina contenente tutta la documentazione fiscale relativa a tutte le sue spese, senza distinzione. Aprivo la prima cartellina e facevo una prima cernita, peraltro sollecitata dallo stesso presidente”.

Cota però ci tiene ad affermare di non aver mai inteso la sua attività come uno strumento per arricchirsi: “Fare il presidente della Regione un’ombra non è, a mio avviso, concepibile”.

Per maggiori informazioni, tratte da La Stampa, vedere qui.

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