Venerdì, 17 Settembre 2021
Politica

La politica piemontese col fiato sospeso per il controllo dei conti

Gli scatoloni sono ancora sigillati nelle stanze del comando della GdF. Solo nei prossimi giorni gli esperti della Polizia tributaria cominceranno a spulciare bilanci, fatture e scontrini

Palazzo Lascaris, una delle sedi del Consiglio regionale

I "costi della politica piemontese" sarà uno degli argomenti di maggiore discussione nelle prossime settimane. Dopo il blitz della Guardia di Finanza all'interno del Consiglio regionale alla ricerca di fatture, bilanci, scontrini e magari anche i conti correnti e gli estratti conto dei vari gruppi, si procederà nelle prossime ore all'attento controllo di tutto quanto. Lo faranno gli esperti della Polizia tributaria, i quali cercheranno di capire come sono stati utilizzati i sette milioni e mezzo di fondi (annui) destinati dal Consiglio regionale ai consiglieri.

Per ora l'inchiesta è solo in fase "conoscitiva" e non ha indagati né ipotesi di reato, ma se dovesse essere riscontrato qualcosa di anomalo potrebbe trasformarsi in un procedimento per truffa ai danni della Regione, per peculato o per appropriazione indebita. E magari avere risvolti contabili, come sospetta la Procura della Corte dei Conti che sta studiando la possibilità di accendere un faro sull'intera vicenda.

Intanto a Palazzo Lascaris inziano a fioccare voci come pettegolezzi. Si parla di un consigliere leghista che su Facebook scrisse di essere in vacanza in Slovenia proprio nel giorno in cui doveva rappresentare la Regione ad un evento culturale (e incassare il gettone di presenza da 122 euro), e che per evitare guai ha ritirato l'autocertificazione. O della due-giorni romana di un plotone di 25 consiglieri per un'udienza con papa Ratzinger.

L'inchiesta della Procura di Torino è partita da alcune frasi pronunciate da Roberto Rosso, deputato del Pdl, in una trasmissione televisiva. L'accusatore oggi vestirà i panni dell'accusato in un processo a Vercelli. L'udienza non riguarda i costi del Consiglio regionale, ma la gestione di un'ente turistico vercellese, la Fondazione Terre d'Acqua. Con lui, sul banco degli imputati, altre sei persone che rispondono di ipotesi d'accusa che, a seconda delle singole posizioni, variano dall'associazione per delinquere al peculato, alla concussione, e si riferiscono alla gestione dei contributi pubblici (1,4 milioni di euro) per il periodo 2005-2007. "E' un errore giudiziario - dice Rosso alla vigilia dell'udienza - e lo chiarirò. Ho fiducia nei giudici".
 

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