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Il Comune apre alla cannabis: "Passare dalla proibizione alla legalizzazione"

Il Consiglio Comunale ha approvato un ordine del giorno che invita il Parlamento Italiano ad affrontare il “passaggio da un impianto di tipo proibizionistico ad un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette leggere"

Il voto è uno di quelli che farà discutere; perché ieri, in consiglio comunale, è stato approvato un ordine del giorno di Sel che chiede alla giunta comunale di "attivarsi presso il governo per superare l'impianto proibizionistico e dare il via alla legalizzazione della produzione e della distribuzione della cannabis". Ai numeri, l’ordine del giorno è passato per due voti (15 contro 13 contrari); astenuti il Movimento 5 Stelle, i moderati divisi.

"Torino è la prima grande città in Italia a pronunciarsi sull'abrogazione della legge Fini-Giovanardi e sulla legalizzazione delle droghe leggere", afferma il primo firmatario, Marco Grimaldi, di Sel. Ma non solo. Perché nella giornata è stato approvato un secondo ordine del giorno (primo firmatario Silvio Viale, Pd) per chiedere alla giunta di “adoperarsi nei confronti della Regione Piemonte per concedere l'uso terapeutico della cannabis terapeutica ai malati, e nei confronti del Ministero della Sanità per la produzione di farmaci sintetici e naturali a base di cannabinoidi". In questo caso i voti favorevoli sono stati 24.

“Il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe leggere non è sicuramente una priorità per la nostra Città, ma visto che la maggioranza in questo momento lo considera un problema di importanza fondamentale, dichiariamo la nostra contrarietà – ha dichiarato Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord in Sala Rossa –  Riteniamo che la produzione autogestita di sostanze stupefacenti potrebbe costituire un grave problema sociale, soprattutto se si adottasse, come proposto dalla sinistra, il modello giamaicano e non modelli europei più regolamentati e controllati, come ad esempio quello olandese. Il rischio maggiore sarebbe essere costretti a spendere i soldi che deriverebbero dalla libera produzione e dalla vendita degli stupefacenti cosiddetti leggeri in cure  riabilitative e disintossicanti”.

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