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Pressing Pd su Chiamparino, ma lui è fermo: "Se ci sono ombre mi dimetto"

Risposta di Chiamparino al vice segretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini: "Continuerò il mio lavoro con ancora più impegno e determinazione se non emergerà ombra alcuna sulla legittimità della mia candidatura e quindi della mia elezione"

Il 9 luglio si avvicina e con esso il destino di Sergio Chiamparino. Quanto dirà il Tar sulle presunte firme false sembra essere vincolante per il presidente della Regione Piemonte che, nonostante il pressing del Partito Democratico, dovrebbe lasciare l'incarico se emergeranno ombre sulla sua candidatura.

A poco sono servite fino a oggi le parole dei suoi assessori e dei vertici del Partito Democratico, i quali hanno ricordato a Chiamparino che ha ricevuto il mandato da centinaia di migliaia di piemontesi. Parole vane come abbiamo detto, ma che danno all'attuale numero uno di Palazzo Lascaris la voglia di rimettersi subito in gioco nel caso dovesse dimettersi. Sarà ancora lui a ricandidarsi nel caso si dovesse tornare alle urne.

"Se non emergerà alcuna ombra sulla legittimità della mia candidatura e quindi delle mia elezione continuerò il mio lavoro con ancora più impegno e determinazione", ha detto Sergio Chiamparino dopo che il vice segretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, lo aveva esortato a continuare il suo lavoro iniziato poco più di un anno fa. Se invece non andrà come tutto il centrosinistra si augura? "In caso contrario non credo che i nostri elettori - dice il presidente della Regione -, e nemmeno in generale tutti i piemontesi, siano d'accordo nel vedermi ripetere quanto ha fatto Roberto Cota, che ha anteposto l’attaccamento alla poltrona alla legalità e alla certezza dell’azione di governo".

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