Mercoledì, 22 Settembre 2021
Politica

Cerutti (Sel): "Operatori e pazienti sanitari non ce la fanno più"

"La gestione del punto nascite di Susa è una prova. Presentata un'interrogazione in Regione"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

La bocciatura più dura per la Sanità piemontese non arriva dai tecnici del ministero, ma dagli operatori sanitari e dai pazienti piemontesi che non ce la fanno più. Medici e infermieri operano in condizioni sempre più difficili sbalzati come una pallina da tennis da un presidio ospedaliero all'altro, nel mentre i pazienti sono sempre più insofferenti.

A raccontarlo sono gli stessi lavoratori della sanità piemontese che denunciano una situazione che diventa giorno dopo giorno sempre più insostenibile. E' il caso del punto nascite di Susa che dal 1 gennaio 2013 è stato accorpato dento un'unica Unità Ospedaliera con quello di Rivoli. I due ospedali hanno un unico Direttore, presente a Susa solo il martedì per la seduta operatoria o se convocato per gravi emergenze. Da inizio anno per disposizione della Direzione Sanitaria e del Direttore di Struttura, il reparto di Susa accetta esclusivamente gravidanze a termine a basso rischio e non esegue induzioni al travaglio; dal 10 maggio  2013 (protocollo 051609) sono variati i criteri di accettazione prevedendo di trattenere gravidanze fisiologiche dalle 36 settimane, gravidanze con tampone vaginale positivo per Streptococco B emolitico e di poter eseguire induzioni al travaglio di parto solo in presenza di reperto ostetrico favorevole.

Tutto questo è stato deciso senza nessun confronto e coinvolgimento degli operatori e delle operatrici nei processi decisionali strategici e operativi. Con le nuove disposizioni la guardia medica è coperta da medici che ruotano in entrambi i presidi, si cerca quindi di ridurre al minimo la possibilità di tagli cesarei d'urgenza, data la distanza tra i due ospedali (l'ospedale di Rivoli si trova a 40 km di distanza da Susa e a 80 km dal più lontano comune della valle) e l'oggettiva carenza di personale medico; a causa del depauperamento tecnologico e della ridotta affluenza da parte dell'utenza, a Susa non è  più attivo il servizio di ecografia morfologica. Negli ultimi 5 mesi, il timore di trasferimento, gli stretti criteri di ammissione e le discordanti informazioni hanno portato a una drastica diminuzione degli accessi con un tasso di occupazione letti intorno a uno al giorno, e un alto tasso di tagli cesarei elettivi, certamente non in linea con le disposizioni del piano sanitario e le linee guida. L'ospedale di Susa è ormai di fatto una Unità Ospedaliera a bassa complessità assistenziale.

I fatti ci dicono che la riorganizzazione sanitaria piemontese nel caso specifico ha avuto il solo risultato di sguarnire un centro da 1300 parti l’anno come Rivoli, per coprirne uno in cui quest’anno se ne faranno forse 200. Su questa vicenda il Gruppo consiliare di Sinistra Ecologia Libertà in Regione Piemonte ha presentato un'interrogazione urgente all'assessore competente.

La responsabilità di questa situazione ricade tutta sulle spalle della Giunta regionale, come ricade sull'assessore Cavallera la responsabilità di non aver ancora chiuso le Federazioni sanitarie che devono essere superate entro il 1 gennaio 2014. La qualità della sanità piemontese è ai minimi storici come evidenziato dagli stessi tecnici del ministero che hanno definito "a livelli minimi il livello della prevenzione con particolare riferimento alla quota di screening oncologici", e nessuno ci venga a dire che la decisione di chiudere l'ospedale Valdese di Torino non abbia influito su questa decadenza medica.

Ritorniamo al passato, siamo ancora in tempo a mettere ordine ai disastri commessi da Cota e dalla sua Giunta, ma facciamo presto perché il tempo stringe e i cittadini non ce la fanno più.

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