Ricatti alla sindaca Appendino e all'onorevole Castelli: indagato l'ex portavoce

Chiusa l'indagine. Pasquaretta: "Finalmente potrò leggere le carte e difendermi con forza e determinazione da accuse che ritengo del tutto infondate"

Luca Pasquaretta

Luca Pasquaretta, ex portavoce della sindaca Chiara Appendino, e altre sette persone hanno ricevuto nelle scorse ore l'avviso di chiusura delle diverse indagini della procura di Torino che girano attorno allo stesso Pasquaretta. 

Diverse le accuse, che spaziano dal peculato all'estorsione, passando per la corruzione e finendo al traffico di influenze. 

Quella per la consulenza da 5mila euro per la Fondazione per il Libro assegnata allo stesso Pasquaretta, sono indagati anche Giuseppe Ferrari, vice direttore generale del Comune di Torino, e Mario Montalcini, presidente operativo nel 2017 della Fondazione per il Libro. 

Per il momento congelata la posizione della stessa sindaca Appendino (difesa dall'avvocato Luigi Chiappero, ndr): per lei c'era l'accusa di "concorso per peculato". Per il momento non le è stato notificato l'avviso di conclusione indagini, che potrebbe significare una imminente archiviazione. Archiviazione che dovrebbe essere formulata dopo gli interrogatori davanti al pm Gianfranco Colace - titolare dell'inchiesta - di Pasquaretta (difeso dall'avvocato Stefano Caniglia, ndr) e Montalcini.

Sul filone legato alle presunte estorsioni di Pasquaretta alla sindaca e all'onorevole Laura Castelli, sono quattro le persone indagate, tra cui due imprenditori.

Luca Pasquaretta in una nota, rilasciata nel pomeriggio di oggi, dichiara: "Oggi mi è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini. Finalmente potrò leggere le carte e difendermi con forza e determinazione da accuse che ritengo del tutto infondate. Chiederò di essere sentito dalla Procura. Produrrò chat, email e documenti in cui si evince inequivocabilmente la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono ingiustamente addebitati. Prima parlerò con i magistrati, poi non mi sottrarrò alle domande e alle curiosità dei colleghi giornalisti.
In questi mesi ho volutamente intrapreso la strada del silenzio, ho rispettato il lavoro della magistratura e continuerò a farlo sempre e comunque. Fino a prova contraria. Oltre ogni ragionevole dubbio. Sono dogmi che appartengono alla mia educazione. È questa la giustizia in cui credo. Sono e sarò sempre garantista. Ho osservato, letto e ascoltato tutto in rispettoso silenzio, il silenzio dei giusti. Mi difenderò con la stessa determinazione che mi ha permesso nella mia vita di raggiungere grandi traguardi: lo devo a me, alla mia famiglia, agli amici e a chi continua a credere in me come uomo e come professionista. Gli addebiti che mi vengono mossi non intaccano l’orgoglio per il lavoro svolto in questi anni con dedizione e sacrificio. Proverò la mia totale estraneità, chi mi conosce bene, lo sa”.

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