Ecco i primi tre (per ora) "furbetti" del bonus partite Iva in Regione: due sono della Lega, uno del Pd

La spiegazione di uno di loro

Immagine di repertorio

Sono tre, per ora, i consiglieri regionali che hanno percepito il bonus del Governo destinato ai lavoratori con partita Iva colpiti dalla crisi legata alla pandemia da Coronavirus.

Dopo lo scandalo nazionale, con alcuni parlamentari che hanno percepito lo stesso identico bonus, a Palazzo Lascaris arrivano le prime ammissioni.

A oggi chi ha fatto outing sono stati i consiglieri Claudio Leone (Lega), 53 anni di Rivarolo Canavese; Matteo Gagliasso (Lega), 27 anni di Alba (Cuneo); e Diego Sarno (Pd), 39 anni, ex assessore a Nichelino.

Il primo è commerciante, il secondo è consulente in campo immobiliare, il terzo è social media manager della propria agenzia di comunicazione. E, essendo tutti e tre con partita Iva, tramite i loro rispettivi commercialisti hanno avviato le pratiche per ottenere il bonus. 

La legge, fatta in fretta e furia dal Governo, ha palesato una grave falla, visto che potevano richiedere il bonus tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti, co.co.pro. e alcune categorie di lavoratori autonomi. Senza specificare nulla di più. E quindi, a rigor di logica, anche un consigliere regionale con partita Iva poteva richiederla. Nonostante l'importante emolumento percepito ogni mese grazie alla sua attività politica. Ovvero quasi 8mila euro ogni trenta giorni. 

I due fanno sapere di aver già reinviato i due assegni da 600 euro all'Inps, volendo così chiudere la questione. Ma non sarà facile riconquistare la fiducia del loro elettorato e, in generale dei piemontesi. 

Il caso di Diego Sarno: "Ecco perché li ho presi. Cifra donata in beneficenza"

Il consigliere regionale del Pd, Diego Sarno, ha affidato a un post su Facebook la sua difesa: 

"La mia compagna fa questo di lavoro e da sempre gestisce la contabilità riguardante la mia attività professionale.

Durante il lockdown, per provare diverse procedure ha usato la sua partita Iva e anche la mia (avendone due tipologie diverse) così da essere pronta per assolvere senza errori e con una maggiore velocità le molte procedure gestite per i clienti dello studio nel quale lavora.

Quando è uscito il bonus per gli autonomi, come sempre ha usato la mia partita iva per provare la procedura e nella contemporaneità di quelle degli altri clienti ha concluso anche la mia per errore.

Quando me lo ha detto, e qui c'è l'errore di sottovalutazione e poca attenzione, ho lasciato correre dando per scontato che il bonus non mi sarebbe stato concesso vista la mia situazione reddituale.

Nelle settimane successive, quando ho visto l'accredito sul mio conto corrente ho cercato una soluzione e non sapendo di poter restituire la somma direttamente ad INPS, ho effettuato un bonifico pari all'importo ricevuto delle due tranche da 600 euro come beneficenza per l'emergenza covid. Non ho sentito l'esigenza di raccontarlo prima, ma oggi vista l'onda mediatica e avendo un ruolo pubblico sento il bisogno di raccontarlo per trasparenza e onestà intellettuale. Da sempre ho un'attività legata al mondo della comunicazione che è la mia principale occupazione che una volta terminata l'esperienza politica continuerà a sostenere me e la mia famiglia.

Prova del fatto che non sono nella categoria dei "furbetti" è la non richiesta (pur avendo i requisiti e potendola ottenere) della tranche dei 1000 euro visto che il fatturato della mia attività era sceso di oltre il 33% rispetto al periodo precedente. Non ho pensato neanche per un secondo di chiederli e infatti non l'ho fatto.

Per concludere mi scuso per la sottovalutazione e la non attenzione in quel periodo difficile per tutti ma spero di aver con efficacia raccontato come sono andate le cose.

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