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Il tradizionale corteo del 1 Maggio a Torino, nel 2018

Il tradizionale corteo del 1 Maggio a Torino, nel 2018

Il 1° Maggio si trasferisce sul web: la "piazza virtuale" fra interviste e slogan

Il 30 aprile il flashmob davanti agli ospedali

Il 1 Maggio a Torino quest'anno sarà diverso, organizzativamente parlando ma avrà lo stesso significato e gli stessi valori. "Nonostante il momento difficile dovuto all'emergenza sanitaria - ha commentato la sindaca Chiara Appendino - i sindacati hanno voluto con forza le celebrazioni e anche se inevitabilmente sarà diverso rispetto agli altri anni, si è pensato a una maniera alternativa".

Venerdì alle 11, momento in cui avrebbe dovuto esserci il tradizionale corteo, è in programma sui profili dei sindacati, una diretta Facebook con interviste a segretari generali e istituzioni;  inoltre, videointerviste sul sito di Ismel, Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro. 

La piazza virtuale

E poi la grande "piazza virtuale": lo slogan per eccellenza sarà #ripartiamodallavoro con un invito a utilizzarlo a tutti coloro che avrebbero partecipato al corteo, postando una propria foto sui social. "Questi due mesi di emergenza ci hanno ricordato la fragilità del lavoro - ha detto Enrica Valfré, segretaria generale Cgil -, dandoci uno spaccato del panorama piemontese".

Dalle 180mila persone che oggi sono costrette a utilizzare gli ammortizzatori sociali perché le aziende in cui lavorano si sono dovute fermare, alla difficoltà con cui uffici e imprese hanno dovuto scontrarsi per organizzare in quattro e quattr'otto lo smartworking da casa, fino al lavoro "grigio" che coinvolge categorie che oggi si trovano in difficoltà (colf, badanti, baby sitter...).

Un flashmob contro la Regione

"Il Piemonte al momento è la regione, in questo senso, messa peggio - tuona Gianni Cortese, segretario generale Uil Torino -. Tutti premono per la ripartenza ma occorre unitarietà d'azione. E il discorso, inevitabilmente, vira sulla sanità piemontese. 

"Qui da noi è evidente che la catena di comando non ha funzionato. Ci voleva il Coronavirus per farci capire che il nostro sistema sanitario non è stato adeguato. Dalla situazione delle RSA ai medici di base, lasciati soli ad affrontare la situazione. Occorre un cambiamento e un potenziamento. Ho l'impressione che nei prossimi giorni - conclude Cortese - , a fronte delle migliaia di lamentele, la magistratura avrà molto da fare. Ora è il momento di fronteggiare il pericolo, ma poi si dovranno affrontare le responsabilità".

E domani, 30 aprile, dalle 10 alle 10.30, è in programma, davanti ai presidi ospedalieri piemontesi, un flashmob silenzioso  da parte del personale del servizio sanitario regionale, insieme a Fp CGIL e UIL Fpl. Lo scopo è manifestare "la propria indignazione nei confronti della Regione Piemonte", accusata di non aver saputo fronteggiare l'emergenza sanitaria e di aver lasciato operare il personale di tutte le Asl in condizioni non adeguate alla situazione.

Dalla mancanza di dispositivi di protezione individuali per il personale e per i pazienti, scarsità di tamponi e test sierologici, inadeguato numero di nuove assunzioni e inadeguate risorse economiche aggiuntive per l’incentivazione del personale: queste sono solo alcune delle imputazioni che i sindacati hanno mosso a carico della Regione Piemonte. 

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