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Siccità in Piemonte, parla l'esperto di Slowfood: "Per quest'estate non ci resta che razionare l'acqua"

A rischio le frutticolture di pianura, il mais e i formaggi d'alpeggio

L'estate è appena arrivata ma il caldo continua, da mesi, a far registrare valori oltre la norma; non piove e la crisi idrica che sta colpendo in maniera pesante tutta l'Italia - ma in modo particolare il nostro Piemonte - ora è diventata un problema reale. Con ripercussioni sulla fertilità dei suoli e di conseguenza sull'agricoltura - e sui prezzi di frutta e verdura - e sugli animali che consumano grandi quantità di acqua.

Allarme per mais e frutticolture di pianura 

"Il Piemonte ha tutta una serie di colture legate all'acqua - spiega Francesco Sottile del Comitato scientifico di Slowfood e docente di Agraria all'Università di Palermo - si pensi al mais e alla frutticoltura di pianura. E con una situazione così marcata, bisogna pensare a dei cambiamenti in agricoltura, a specie che si adattino al cambiamento climatico. Ma attenzione all'aridocoltura - precisa - (ossia a tutti quegli accorgimenti volti a consentire la coltivazione in assenza di irrigazione, ndr): più ci si adatta e meno, nel tempo, tenderemo a tentare di risolvere il problema alla radice". 

A rischio i formaggi d'alpeggio

In Piemonte poi, sebbene Sottile precisi che in questa situazione "tutti i settori sono a rischio", conseguenze dirette si avranno anche sulla produzione dei formaggi d'alpeggio. Gli alpeggi, a causa della scarsità di risorse idriche, hanno difficoltà a svolgere la loro attività: le greggi necessitano d'acqua e se questa manca, diventa automatico far ritorno nelle stalle prima del tempo, perchè il bestiame in altura non ha più nè da mangiare, nè da bere. L'effetto a cascata è quindi una minor produzione di formaggio, che in Piemonte, d'estate, è quello dal sapore intenso con note spiccate di erbe e di fiori che richiamano i prati d'alta quota. 

Un fenomeno atteso da anni

Quest'anno la situazione è precipitata ma il fenomeno della siccità è atteso da anni: "Da tempo si assistono a situazioni di carenza d'acqua in tutta Europa, a macchia di leopardo - spiega -, il discorso è che fino a che il problema non ci tocca direttamente, cioè quando manca l'acqua, non se ne parla. E quando se ne parla, è già troppo tardi".  

Razionare l'acqua è la parola d'ordine

E oggi che siamo arrivati a un punto in cui di acqua ce n'è davvero poca, è troppo tardi pensare di trovare una soluzione? "Quest'estate ormai si può fare ben poco se non tentare di convivere con questa carenza - va avanti Sottile -. Razionare è la parola d'ordine, 'barcamenandosi' tra agricoltura e necessità della popolazione. Per il futuro bisognerà invece, in maniera seria, discutere di come gestire le acque del Po, che alimenta l'agricoltura di tutto il Nord Italia. Per ciò che riguarda il Sud Italia, inoltre, è necessario imparare a gestire gli invasi". Infine c'è la questione del bestiame: "Grandi allevamenti di bestiame consumano grandi quantità d'acqua - conclude Francesco Sottile - Al Nord anche questo settore andrebbe gestito diversamente, in maniera più sostenibile. Tutti noi dovremmo consumare meno carne e di qualità migliore: ne gioverebbe anche la nostra salute".

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