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Alghe sul Po, la ditta costa troppo: verranno rimosse a mano

Dopo un attento sopralluogo, si è optato per l'antico metodo a mano: economico e attento all'ambiente

Per togliere i muschi e le alghe che da giorni ormai prolificano sul Po preoccupando ambientalisti e non solo, si userà l'antico metodo: quello usato nelle risaie dalle mondine. La ditta specializzata che era stata individuata per la rimozione dell'ormai diffusa macchia verdastra, ha chiesto un compenso spropositato: il Comune ha deciso che 50mila euro sono troppi e ha optato per la pulitura a mano.

Nello specifico, già entro la fine di questa settimana, si useranno delle reti che, una volta buttate nell'acqua, strapperanno le alghe alla radice. Nell'operazione, messa a punto dall'assessora alla Viabilità Maria Lapietra nel corso di un sopralluogo sul fiume con esperti e con una task force di canottieri, saranno coinvolti un gruppo sostanzioso di volontari. 

"Dopo essermi confrontata con gli enti preposti quali Ipla, Arpa, Amiat, Vigili Urbani, Regione Piemonte settore ambiente, Città Metropilitana settore ambiente e Protezione Civile, in accordo con la Sindaca, Chiara Appendino e l'assessora all'Ambiente, Stefania Giannuzzi, sentita anche Lega Ambiente e grazie all'importante cooperazione dei circoli canottieri sul Po, ho preso - ha detto Lapietra - atto del fatto che la rimozione della pianta tropicale che sta avanzando nel fiume Po possa avvenire solo manualmente, se si vogliono avere ragionevoli rassicurazioni che la pianta infestante venga estirpata. Non è pensabile, soprattutto nell'immediato un intervento meccanizzato". 

La macchia verde che dal mese di luglio si è diffusa sull'acqua, a destra e a sinistra del ponte di piazza Vittorio, in zona Murazzi, fotografata da residenti e da turisti - stupiti per lo strano fenomeno - deve assolutamente essere rimossa ma con un'estrazione certosina e delicata. A preoccupare è in particolare la comparsa del Myriophyllum aquaticum, una pianta esotica invasiva, originaria del sud America.

La pianta ha infatti radici carnose che si insidiano nel suolo e si aggrappano alle rocce: anche piccoli frammenti di questo arbusto potrebbero creare un danno ambientale serio sull'intero ecosistema fluviale. 

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