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La macchia verdastra sul Po

La macchia verdastra sul Po

Tra i vegetali che soffocano il Po anche una specie del sud America

Secondo gli esperti il vegetale che ricopre la superficie del fiume deve essere rimosso per evitare danni all'ecosistema ma l'intervento dovrà essere attento e delicato

Passeggiando lungo Po, in queste giornate calde d'estate, non è sfuggito a nessuno lo strano colore verdastro delle acque del fiume. In particolare tra piazza Vittorio e il ponte Isabella, ma anche fino alla traversa Michelotti, è tutto un proliferare di muschi e di vegetali simili ad alghe: un'immensa e stagnante macchia informe, costituita da specie diverse, che preoccupa i torinesi ma per la quale gli esperti dell'Ipla e dell'Arpa hanno una spiegazione.

"Alcune specie colonizzano il substrato nudo e le zone a più forte corrente - precisano -, altre si avvalgono della protezione delle precedenti per insediarsi dove la corrente è rallentata. Si tratta di macrofite fanerogame la cui presenza e diversità è spesso sintomo di ritrovata qualitàbiologica delle acque: la loro comparsa è naturale".

E questa sorta di foresta galleggiante che si è creata da ormai diverse settimane, e che secondo i biologi si è formata per un innalzamento delle temperature e per la presenza di nutrienti in acqua quali azoto e fosforo, ospita una specifica vita animale che con interventi di pulizia poco accurati, potrebbe subire dei danni. Il problema è che in mezzo alla macchia verdastra tendono a fermarsi i rifiuti portati dalla corrente: cosa che certo, almeno visivamente, non fa onore al "salotto di Torino", in queste settimane così popolato da turisti.

Ma azioni non attente di pulizia possono impedire la la fioritura, fruttificazione e la disseminazione di specie che naturalmente colonizzano gli alvei fluviali, oltre a eliminare un habitat specifico per molti animali acquatici. A preoccupare però gli esperti è la comparsa della Myriophyllum aquaticum, una pianta esotica invasiva, originaria del sud America che necessiterebbe di un intervento immediato per contenere la sua proliferazione.

La pianta ha infatti radici carnose che si insidiano nel suolo o si aggrappano alle rocce e anche piccoli frammenti di questo arbusto potrebbero creare un danno ambientale serio sull'intero ecosistema fluviale. Secondo gli esperti la pianta deve essere rimossa ma con un'estrazione, direttamente dal fondale, certosina e delicata. 
 

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